Gallino e Costato-foto ilVeronese-2011

Il problema della disoccupazione e la crisi persistente i temi trattati nel settimo incontro del ciclo "Essere italiani oggi"

Il declino italiano che si è manifestato negli ultimi quindici anni è stato al centro del dibattito del sesto incontro del ciclo “Essere italiani oggi – per una identità politica culturale religiosa”. La conferenza dal titolo “Il lavoro e l’economia” ha ospitato come relatori Luciano Gallino, docente di Sociologia all’Università di Torino e Antonio Costato,  vicepresidente Nazionale di Confindustria per il Federalismo e le Autonomie. L’incontro è stato coordinato da Nicola Sartor, docente di Scienza delle Finanze dell'ateneo.

Come mai in un mondo così ricco ci sono così tanti disoccupati? A questa domanda Luciano Gallino ha cercato di rispondere con il suo intervento. “Nei prossimi anni il numero di disoccupati continuerà ad aumentare in Europa e negli Stati Uniti, soprattutto tra i giovani, ai quali si aggiungono gli over40 che un lavoro non lo troveranno più e un numero crescente di casalinghe che cercheranno un'occupazione a causa del peggioramento del bilancio familiare. Stiamo parlando di parecchie decine di milioni nell’Unione Europea. Le cause sono la riduzione della domanda interna, la sovraproduttività che porterà alla chiusura di molti impianti e la frammentazione del processo produttivo con conseguente dislocamento di unità in paesi sottosviluppati”. Il professore prosegue nella sua analisi “Negli ultimi anni le imprese stanno cercando di diminuire il costo del lavoro regolando il flusso della forza lavoro in base al bisogno e alla domanda. In Italia dal 2005 il 75% delle nuove assunzioni avvengono con contratti a durata determinata, la maggior parte per pochi mesi”. Infine ha concluso con queste parole: “Occorrerebbe una nuova politica del lavoro globale e nazionale per ridare speranza ai giovani e non”.

La finanza e l’economia. “L’attuale generazione degli under30 ha ereditato dal liberalismo selvaggio degli ultimi due decenni quattro gravi handicap: il debito pubblico, l’ingresso di quattro miliardi di consumatori in più sul mercato in seguito alla caduta del Muro di Berlino, la finanzializzazione dell’economia e il decadimento del capitale sociale”. Così ha iniziato la sua analisi Antonio Costato, che ha poi rilevato il problema delle rendite e della gerontocrazia che affligge il nostro Paese. “L’epoca della finanza e il mito del profitto immediato ormai sono morti, perché come ben sapevano i latini pecunia non pari pecunia (il denaro non partorisce denaro)”. Ai giovani il relatore ha rivolto queste raccomandazioni: “La meritocrazia funziona ma bisogna avere coraggio e coscienza del proprio valore; individuate un progetto di vita sostenibile in un settore sostenibile; e soprattutto fatevi valere e non abbiate paura di mettere in risalto le vostre particolarità”.