Verona capitale dell’antropologia

Dal 14 al 17 dicembre oltre 500 esperti saranno nella città scaligera per il decimo convegno della Società italiana di Antropologia applicata (Siaa)

Dal 14 al 17 dicembre Verona ospiterà il decimo convegno annuale della Società italiana di antropologia applicata. L’evento ha il patrocinio del Comune di Verona, il sostegno del dipartimento di Scienze umane e della Commissione per la rete delle università per lo sviluppo sostenibile dell’università di Verona ed è in collaborazione con diversi enti del territorio.

Le giornate del convegno daranno vita a dibattiti, sessioni scientifiche, laboratori, presentazioni di libri ed eventi dedicati all’antropologia applicata alle prese con diverse dimensioni della sostenibilità, intesa in senso ampio, nei suoi significati ontologici, biologici, culturali, economici, politici. All’evento parteciperanno circa 250 relatrici e relatori, di cui circa il 10% provenienti dall’estero, ma i momenti di discussione e sperimentazione che il convegno ospiterà saranno aperti anche alla cittadinanza, alle realtà associative e professionali del territorio e agli amministratori sensibili a una realizzazione innovativa delle politiche pubbliche in questo ambito. I momenti in plenaria del convegno, che prevedono tra l’altro tre keynote lectures si terranno nell’auditorium del Palazzo della Gran Guardia, tutte le altre sessioni parallele del convegno avverranno in diversi luoghi come da programma.

TEMA

In linea con la missione istituzionale della Siaa, il convegno del 2022 propone una riflessione sul ruolo dell’antropologia nello spazio pubblico della contemporaneità, attraverso l’esplorazione di uno dei temi, quello della sostenibilità, che maggiormente ci impegna nello sforzo e nella necessità di costruire e lasciare alle future generazioni un pianeta vivibile e società più eque e giuste. Negli ultimi anni l’antropologia si è sforzata di proporre nuove visioni e immaginari che permettano di rispondere alle sfide della contemporaneità nella direzione di una sostenibilità intesa come un insieme di processi che facilitino le condizioni per il cambiamento, costruendo e supportando la diversità a livello ontologico, biologico, economico, politico. La sostenibilità non è più solamente intesa come lo sforzo per conservare quello che esisteva in passato, ma come una serie di proposte che possono preparare l’umanità ad affrontare un futuro imprevedibile attraverso il sostegno alla diversità in tutte le sue forme.

La nuova sfida è quella di provare ad apprendere da esperienze umane caratterizzate da processi intenzionali di mantenimento e generazione di diversità, che a loro volta producono sostenibilità. Sebbene esista già una forte convergenza tra le scienze naturali e le scienze umane sul riconoscimento del mantenimento e del sostegno alla diversità di tutti i tipi e a tutti i livelli come unica possibilità di riduzione dei danni dell’antropocene e sul ripensamento degli ordini sociali ed economici su una scala più locale e meno universale, permane la sfida di produrre nuove convergenze e dialoghi più proficui tra il mondo scientifico e il mondo istituzionale-politico che ha il compito di progettare e implementare obiettivi di sviluppo sostenibile.

“Oggi troppo spesso vengono ignorate e bypassate le prospettive locali in nome di concezioni universaliste che producono di fatto il fallimento di molte politiche di sviluppo e a discapito di popolazioni politicamente marginalizzate, ma anche di una piena sostenibilità di lunga durata, in chiave sia economica che sociale, del sistema mondo anche nei suoi poli più sviluppati – affermano gli organizzatori del Convegno -.Uno dei principali obiettivi di questo convegno è discutere le possibilità di ridefinizione, risimbolizzazione e ristrutturazione dei concetti di sostenibilità e sviluppo, a partire dalla promozione di un impegno etnografico sempre più forte nei contesti locali che preveda la collaborazione con le popolazioni coinvolte dai processi di cambiamento. Tali interventi possono ambire a indirizzare il miglioramento delle condizioni di vita attraverso un dialogo rafforzato con altre discipline, così come tramite un impegno di collaborazione, a partire dalla co-progettazione, con diverse agenzie politico-istituzionali a livello locale, nazionale e internazionale. In tal senso l’antropologia applicata deve ripensare sempre più le proprie pratiche in una prospettiva di intervento basata sull’avanzamento di proposte concrete e sulla cooperazione con questi altri saperi ed enti”.