Mettere al centro la persona

In ateneo martedì 18 febbraio un incontro per discutere della complessa questione dell’accoglienza

Il rapporto di riconoscimento tra rifugiati e comunità cittadina e il contesto politico sociale intorno al Decreto sicurezza sono stati al centro della conferenza “Il decreto sulla mia pelle”, che si è tenuta martedì 18 febbraio, in aula Megalizzi, polo Zanotto. L’evento è stato promosso dall’Unione degli universitari di Verona (Udu) insieme al joint project 2018 Ricu “Ricucire distanze e luoghi per una quotidianità condivisa” del dipartimento di Culture e civiltà. È stato l’incontro conclusivo del ciclo di conferenze “Looking for humanity”, coordinato da Anna Maria Paini, docente di Antropologia culturale dell’ateneo con la partecipazione di Sabaudin Varvarica, assegnista di ricerca.

Durante la conferenza sono intervenuti Enrico Varali, presidente della Camera degli avvocati immigrazionisti del Triveneto, in rappresentanza del Cestim, Centro studi immigrazione, e Alessia Girlanda, assistente sociale del Comune di Bosco Chiesanuova e rappresentante dello Sprar di Corbiolo, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che hanno analizzato la situazione dei richiedenti asilo da un punto di vista legislativo.

“Nonostante fossero già calati gli sbarchi dal giugno 2017, a seguito degli accordi con le forze libiche e lo Stato italiano, il decreto legge 113/2018 (Decreto sicurezza) ha abrogato la protezione umanitaria, norma cardine dell’asilo politico”, ha sottolineato Enrico Varali,  ribadendo come “l’utilizzo di termini quali emergenza, sicurezza e lo stesso mezzo legislativo del decreto legge hanno enfatizzato un clima di paura e rifiuto verso i richiedenti asilo”; inoltre ha posto l’attenzione sull’aumento di dinieghi, la cui percentuale è salita  fino al 70-80%.

Dopo l’esperienza dello Sprar di Corbiolo riportato da Alessia Girlanda, ha concluso il pomeriggio Saikou Manjang del Jp Ricu che ha raccontato il suo viaggio dal Gambia alla Libia intrapreso all’età di 14 anni e l’approdo a Lampedusa tre anni dopo.

“In un contesto storico e politico come il nostro, il Joint Project 2018 Ricu nasce dalla necessità di restituire centralità ai vissuti individuali dei richiedenti asilo, sottraendoli alle generalizzazioni della cronaca. Un percorso che non parla di, ma che adotta una postura di condivisione”, ha spiegato Anna Maria Paini. “L’iniziativa “Ricucire distanze e luoghi per una quotidianità condivisa” sta coinvolgendo richiedenti asilo che hanno competenze sartoriali e artistiche insieme ad una rete di partner del territorio: Museo africano, Alteritas, Associazione fotografica Verona Off, associazione ad Maiora, Tinlé, Cestim, Cospe Onlus per promuovere forme innovative di confronto e di dialogo”.

Sono stati avviati momenti di scambio e laboratori per arrivare alla realizzazione di manufatti-coperte che raccontano momenti come il viaggio, la guerra, il rifiuto, l’empatia e l’accoglienza, che insieme ad altri materiali prodotti dai fotografi che hanno documentato i diversi incontri convoglieranno in una mostra in programma al Museo Africano da dicembre 2020 a febbraio 2021.

Durante la mostra saranno attivati anche dei laboratori aperti alla città, perché lo scopo è coinvolgere nel percorso non solo coloro che hanno alle spalle esperienze in ambito dell’accoglienza, ma il tessuto cittadino più ampio.