Delegazione giapponese in visita al servizio psichiatrico universitario di Verona

Social worker, infermieri e operatori della riabilitazione psichiatrica giapponese hanno visitato il centro scaligero guidati da Lorenzo Burti

Per il settimo anno consecutivo una delegazione di quindici operatori giapponesi della salute mentale ha effettuato una visita di studio al Servizio psichiatrico universitario di Verona. La delegazione era composta da psichiatri, social worker, infermieri e operatori della riabilitazione psichiatrica guidati da Niki Mamoru, delegato agli scambi internazionali di una importante fondazione giapponese di Peer-Support a favore dei pazienti psichiatrici. Una collaborazione che ha preso inizio una decina di anni fa quando il professor Tatsuya Fujii, della Sophia University di Tokyo ha preso contatto con il professor Lorenzo Burti, docente di Psichiatria dell’ateneo di Verona, per la sua esperienza di psichiatria di comunità acquisita sin dai tempi della riforma del 1978. Dopo un seminario sulla riforma psichiatrica e la sua applicazione nella attuale rete di servizi, la delegazione ha visitato il Centro di Salute Mentale del Servizio psichiatrico universitario e la sede del Self-Help San Giacomo, intrattenendosi con operatori ed utenti. Il giorno successivo, è partita per visitare i servizi di Trieste, altra sede storica della innovazione psichiatrica nel nostro paese.

“In aperta controtendenza rispetto ai modelli assistenziali occidentali, e specialmente a quello italiano, il sistema psichiatrico giapponese è tipicamente ospedalocentrico, con un gran numero di letti – afferma Lorenzo Burti – Per tale motivo la frangia più innovatrice degli operatori di quel Paese nutre un grande interesse per l’organizzazione dei servizi di salute mentale italiani. Il professor Fujii visita il servizio di Verona con frequenza annuale e si è anche trattenuto per periodi protratti di studio di una specifica componente della psichiatria veronese, il Self-Help San Giacomo.  È questo un progetto innovativo promosso ormai più di vent’anni fa. Tale servizio oggi rende possibile che gli stessi pazienti psichiatrici, organizzati in cooperativa, cooperino con il Dipartimento per la Salute Mentale dell’Ulss 20 per la promozione e l’inserimento sociale e lavorativo dei pazienti stessi”.

13.11.2014