Smart working e sostenibilità: ripercussioni sociali, economiche e ambientali

Si è tenuto martedì 2 marzo l’incontro sul lavoro digitale

La pandemia ha reso lo smart-working sempre più imprescindibile, rivoluzionando la modalità e l’organizzazione del lavoro. Per approfondire il tema, martedì 2 marzo si è svolta la video– conferenza “Smart working e sostenibilità. Ripercussioni sociali, economiche e ambientali del lavoro smart”, promossa dalla Rete delle Università Sostenibili (RUS) cui aderisce l’ateneo.

Ha aperto il webinar la prorettrice di ateneo Donata Gottardi, docente di Diritto del lavoro, che ha coordinato il progetto “LEGAL_frame_WORK. Lavoro e legalità nella società dell’inclusione”.

La modalità del telelavoro è sempre stata di nicchia nonostante lo sviluppo delle tecnologie, ma la pandemia ha cambiato tutto e si è reso necessario adottare un lavoro digitale da casa emergenziale. Donata Gottardi ha ricordato come in ateneo “il 27 febbraio si partiva da una ventina di persone in telelavoro e si lavorava a un progetto per incrementarlo. Il 10 marzo c’è stato un incontro con i sindacati, il 16 il 68% del personale lavorava da casa, il 20 marzo l’85% e ad aprile il 95% del personale tecnico amministrativo. Questo però è stato ed è tuttora fonte di non pochi irrisolti problemi. Per di più rischiamo di confondere le idee continuando a qualificare come lavoro agile il ‘lavoro da casa emergenziale’”.

Al momento l’ateneo si sta impegnando nel redigere le “Linee guida sul piano di lavoro agile” (POLA), come previsto dalla riforma voluta dall’ex ministro alla Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone. “Il documento, ricco e articolato, è esemplare nella sua schizofrenia tra innovazione e conservazione, tra un futuro annunciato e la ritrosia al cambiamento, anche per la difficoltà insita in soluzioni tuttora lontane dall’essere trovate”, commenta Gottardi. “Il confinamento nel domicilio rischia di far regredire di molti decenni la ripartizione dei ruoli famigliari, riportando all’indietro l’orologio dell’emancipazione femminile. Inoltre si sottovaluta che i luoghi in cui si vive non sempre sono adeguati e che la qualità delle relazioni domestiche dipendono dai mezzi economici e, ancor più, dai rapporti sentimentali. Queste osservazioni non sono volte a demonizzare il lavoro a distanza da casa. Anzi. Non vi è dubbio che molti siano i vantaggi: tuttavia, in questa fase di transizione verso l’uscita dalla pandemia, occorre preparare il terreno per cambiamenti che non possono più essere rinviati, con un ruolo decisivo delle parti sociali”.

Emanuela Gamberoni, referente del rettore alla Cooperazione allo sviluppo internazionale, sociale e ambientale, ha aggiunto che bisogna rivisitare la nozione di lavoro nel nucleo famigliare “per arrivare a un obiettivo di sostenibilità, esprimendo il senso del lavoro equo per donne, uomini, giovani e meno giovani”. Proprio per questo motivo, è arrivato il momento di guardare al cambiamento, perché, come sostiene Matteo Nicolini, presidente della Rus di ateneo, “dobbiamo governare i processi di cambiamento e avere un ruolo propositivo nella creazione di un progetto”. La registrazione dell’incontro è disponibile sul canale YouTube di ateneo.