La rappresentazione dello spazio in seguito a lesione al midollo spinale

Nuova puntata con “La ricerca continua”

È online il nuovo video de “La ricerca continua” il progetto nato da una call del Magnifico Rettore per raccontare i risultati e i progetti della ricerca dell’università di Verona al grande pubblico. Protagonista Michele Scandola ricercatore di Psicobiologia e psicologia fisiologica che, grazie anche alla collaborazione delle colleghe Valentina Moro, Maddalena Beccherle, Michela Corbella, Maria Pyasic, ha lavorato a un progetto incentrato sulla rappresentazione dello spazio in seguito a lesione al midollo spinale. Il team di ateneo ha sviluppato da anni una piattaforma di ricerca che coinvolge strutture nazionali ed internazionali (SCI-Research Group)

A rendere possibile i risultati raccontati nel video la collaborazione con l’Ospedale sacro Cuore di Negrar e nello specifico dei medici Renato Avesani, Federico Ferrari e i fisioterapisti Luca Dodoni e Giovanni Brunelli e i medici dell’Ospedale Eugenio Morelli di Sondalo Massimo Brambilla e Rossella Togni.

La ricerca. “Nonostante noi percepiamo lo spazio attorno a noi come un unico continuum spaziale, senza interruzioni – spiega Scandola – nel nostro cervello questa rappresentazione è molto complessa, E interagisce con le rappresentazioni motorie e del nostro corpo. Possiamo dividerla in due grandi aree: lo spazio peripersonale, che possiamo definire come lo spazio al cui interno è possibile compiere azioni dirette dei nostri arti, e lo spazio extrapersonale, ossia lo spazio che possiamo raggiungere solo spostandoci”. La rappresentazione dello spazio è quindi fortemente legata quindi alla possibilità di poter compiere azioni al suo interno. Cosa succede, dunque, se questa possibilità viene a mancare? Quanto è importante il nostro corpo per costruire le rappresentazioni dello spazio? Un esempio è dato dalle persone che hanno subito una lesione al midollo spinale. Persone che, in seguito, ad esempio, ad un incidente automobilistico, hanno subito una frattura alla colonna vertebrale.“La conseguenza di questo traumatico avvenimento – aggiunge Scandola – è la diminuzione delle funzioni motorie e sensoriali della parte sotto il livello lesionale del corpo, fino alla totale paralisi. Grazie alla collaborazione di molte unità spinali in tutta Italia ed in Europa, fra cui il Dipartimento di Riabilitazione dell’ospedale Sacro Cuore di Negrar diretto dal dottor Avesani, ed altre realtà del territorio, come il “Gruppo Animazione Lesionati Midollari di Verona, i ricercatori e le ricercatrici hanno cominciato circa dieci anni fa, a studiare la rappresentazione dello spazio attorno ai piedi di queste persone. “Nei primi studi – continua il ricercatore – abbiamo visto come questa rappresentazione sia ristretta, se confrontata con la rappresentazione di persone sane, ma solo intorno alle parti del corpo che non si muovono. Corpo e cervello quindi interagiscono nel costruire lo spazio intorno a noi. Abbiamo però riscontrato anche delle notizie positive. Ad esempio, se muoviamo passivamente gli arti inferiori per un quarto d’ora, la rappresentazione dello spazio attorno ai piedi viene recuperata, seppur per breve tempo. Abbiamo anche osservato come questo recupero sia legato ad alcuni aspetti della sensibilità interocettiva (come per esempio la sudorazione), che è quel senso che ci informa sullo stato interno del nostro corpo”.

Un ulteriore studio del team ha mostrato come la sedia a rotelle, per una persona con una lesione midollare cronica, non sia solo uno strumento di fondamentale importanza, ma diventi parte del proprio corpo, facilitando una migliore percezione dello spazio lontano che per esempio si deve percorrere. L’integrazione tra corpo e cervello che emerge da questi studi è quindi incredibilmente forte e apre enormi spazi di approfondimento teorici (nella definizione di come si costruiscono le rappresentazioni mentali) e applicativo (per il possibile utilizzo di questi dati nella costruzione di training cognitivi di riabilitazione).

L’appuntamento con i racconti della ricerca in Univr prosegue nelle prossime settimane con la pubblicazione di un nuovo video sulla pagina dedicata cui si accede della home univr.it.