Covid e mobilità: cos’è cambiato all’università di Verona

Il sondaggio svolto dal reporting di ateneo svela come la comunità universitaria ha deciso di affrontare il virus

In concomitanza con la ripresa delle lezioni in presenza negli atenei italiani la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, RUS, di cui fa parte anche l’università di Verona, ha raccolto le opinioni della comunità universitaria nazionale nel report “Indagine nazionale sulla mobilità casa-università al tempo del Covid-19”. Nel questionario online sottoposto alla comunità studentesca, docenti e personale tecnico e amministrativo sono stati ipotizzati due scenari: il virus è pressoché debellato e i contagi sono ridotti; il virus è ancora pericoloso, il contagio è rallentato ma prosegue.

L’università di Verona ha aderito all’iniziativa con il coordinamento di Matteo Nicolini, docente di Diritto pubblico comparato e delegato del rettore all’interno della RUS con la collaborazione del team dell’Ufficio Reporting diretto da Stefano Fedeli. Il sondaggio di ateneo ha coinvolto in totale circa 1000 persone, di cui il 74% di genere femminile, in prevalenza studentesse e studenti (70%). Il restante 30% è composto dal personale tecnico e amministrativo (15%) e docente (12%).  Per quanto riguarda la componente studentesca, gli ambiti disciplinari dei corsi con il maggior tasso di partecipazione al sondaggio sono quelli dell’area Linguistica (23%), Economico-Statistica (15%) e Medica (15%). La prevalenza degli studenti rispondenti è iscritta ai corsi delle lauree triennali (circa il 70% sul totale), non lavoratore (70% sul totale), iscritto al primo e secondo anno di corso (68% sul totale).

Nel periodo antecedente l’emergenza sanitaria, il 67% di studentesse e studenti ha dichiarato di essere presente  in ateneo per almeno quattro giorni alla settimana. Il sondaggio ha rilevato che il mezzo più usato per raggiungere le sedi universitarie è l’auto personale, usata dal 31% delle persone. Al secondo e al terzo posto ci sono l’autobus (22%) e il treno, usato solo dal 19% della comunità universitaria ma che ha percorso la maggior parte della distanza per raggiungere l’università. Il 14% dei partecipanti al sondaggio riesce ad arrivare in ateneo a piedi, mentre solo il 7% usa la bicicletta.

 Quanto frequentemente pensa che andrà in università dal prossimo anno accademico?” A questa domanda il 65% di ragazze e ragazzi ha dichiarato che continuerà a recarsi in università con la stessa frequenza di prima nel caso in cui il rischio sanitario sia ridotto al minimo. Si è rilevato un drastico cambio delle risposte nello scenario opposto: se il virus fosse ancora pericoloso solo il 18% degli intervistati si recherebbe in ateneo e solo quando strettamente necessario.

Ringrazio la comunità universitaria tutta per aver partecipato al questionario RUS, cui il nostro Ateneo ha aderito con entusiasmo –  dichiara Nicolini – e ci auguriamo che le informazioni raccolte siano preziose per la governance dell’Ateneo nonché per l’accessibilità alle sedi universitarie. La necessità di ripensare le dinamiche della mobilità è rilevante per la nostra università visto che rendere la bicicletta un mezzo alternativo anche sulle medie distanze può diminuire i tempi per raggiungere la destinazione prescelta, contribuire alla salvaguardia del nostro habitat e abbracciare uno stile di vita che migliori anche il nostro rendimento. L’obiettivo è quello di incentivare forme di collegamento sostenibili fra le diverse sedi e i principali punti di approdo ferroviario e stradale, partendo dalla divulgazione di una mappa della mobilità ciclistica cittadina, basata sul piano ciclabile del Comune di Verona. Un piano che sarà in continua evoluzione, grazie anche ai contributi che sono stati assegnati dal governo alla nostra città in quanto città universitaria, per migliorare ed ampliare le ciclovie urbane.“