Giornalisti a scuola di vaccini

Una prima nazionale con un corso di formazione professionale promosso dall’università di Verona e da Gsk in diretta streaming in quattro città: Verona, Milano, Roma e Cagliari. Relatori Ercole Concia, ordinario di Malattie infettive dell’università scaligera, Gianni Rezza, noto esperto e dirigente ricerca dell’Istituto superiore di sanità, Giuseppe Recchia, direttore medico e scientifico di Gsk Italia e Andrea Ceron, docente del Politecnico di Milano e fondatore della start-up Voices from the blogs.

Una battaglia a tutto campo quella a sostegno e contro la vaccinazione, con scorrerie non solo nella vita reale ma anche e soprattutto in quella virtuale dove, in siti e social network lo scontro si fa spesso infuocato.

In mezzo i giornalisti, chiamati ad occuparsi dei fatti della vita e spesso accusati di prendere posizione quando invece sono alla continua ricerca di una “cassetta per gli attrezzi” che consenta loro di spiegare a lettori, ascoltatori, spettatori e naviganti del web come stanno le cose, in modo semplice, perché poi ognuno prenda la propria decisione informata in materia.

Il corso, dal titolo “Comunicare bene la prevenzione: dai Lea e Pnpv agli allarmi su coperture, morbillo e meningite fino alle conversazioni sul web” ha coinvolto circa 120 giornalisti nelle quattro sedi con un quinto collegamento che ha consentito la partecipazione dell’esperto dell’Istituto superiore di sanità direttamente dal proprio ufficio.

Il punto di partenza è stato il Piano nazionale di prevenzione vaccinale, per spiegare come le autorità sanitarie nazionali abbiano deciso di estendere la protezione dei cittadini sia aggiungendo nuove vaccinazioni sia allargando le fasce di età interessate agli anziani, che hanno diritto e grazie alla scienza oggi, anche la possibilità di una vita attiva e al riparo da malattie evitabili, spesso pericolose ed invalidanti. Ricordare quanto diverse malattie apparentemente sconfitte restino pericolose e non dipendano dai flussi migratori è stato il compito dell’infettivologo dell’università di Verona mentre l’esperto dell’azienda ho portato tutti a fare un breve viaggio su cosa significa scoprire e mettere a disposizione un vaccino, dovendo prevedere quanto sarà necessario anche con due anni di anticipo.

L’ultima relazione ma non per importanza è stata quella relativa al monitoraggio delle conversazioni sul web, dalla quale ancora una volta è emersa la centralità del giornalismo come cerniera di verifica e di passaggio di una voce che ambisce a diventare informazione.

Le numerose domande formulate in diretta e mediante whatsapp non hanno potuto tutte trovare risposta ma tutte le fonti e presentazioni sono state caricate nella sezione dedicata alla formazione giornalisti dell’università di Verona e i partecipanti si sono lasciati con la promessa di organizzare altri corsi con modalità e sviluppi innovativi analoghi.