Benjamin sui Pirenei: l’ultima frontiera

Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo raccontano la storia del filosofo Walter Benjamin, nell'incontro organizzato da "Parole alte", all'interno del Film festival della Lessinia

Adriana Cavarero, già docente all’università scaligera, e Olivia Guaraldo, docente di Filosofia politica dell’ateneo, sono state protagoniste, mercoledì 23 agosto, dell’incontro dal titolo “Benjamin sui Pirenei: l’ultima frontiera”, organizzato all’interno di “Parole Alte“, serie di appuntamenti letterari in programma durante il Film festival della Lessinia, rassegna giunta alla sua ventitreesima edizione, dedicata quest’anno a banditi, contrabbandieri, passatori.

Insieme per narrare, a un pubblico numerosissimo e attento, la drammatica vicenda del filosofo ebreo Walter Benjamin, in fuga dai nazisti. Il 25 settembre 1940 Benjamin, malato di cuore, dopo essere faticosamente riuscito, grazie all’aiuto di Lisa Fittko e del marito, intellettuali ebrei che si  trasformano in “passatori”, ad attraversare i Pirenei trascinando con sé una preziosa valigia di manoscritti, mai più ritrovati, viene fermato a Port Bou, in Spagna, a ridosso del confine francese. A causa di una legge emanata proprio quel giorno, il filosofo si trova privo dei documenti necessari per proseguire la fuga e, nella notte, decide di porre fine alla sua vita. Segnato dalla malasorte e dall’inettitudine per le piccole cose, così lo descrive l’amica filosofa Hannah Arendt, e al contempo pensatore geniale e originale, Benjamin testimonia con la sua vicenda il lato oscuro della storia, i cui echi possiamo rintracciare nelle cronache degli esuli di questi giorni, e al tempo stesso offre ancora, con il suo pensiero, la possibilità di illuminarla.