Intervista a Federico Schena, ordinario di Metodi e Didattiche delle attività sportive

Il Mondiale brasiliano è iniziato. A dargli il via ufficiale è stata la cerimonia d’apertura all’Arena Corinthias il 12 giugno per il match tra Brasile e Croazia del che ha visto la vittoria dei verde-oro. Oltre 660 figuranti hanno animato lo spettacolo rappresentando i tanti risvolti della storia, della cultura e delle bellezze naturali carioca per aprirne un altro. Quello offerto in campo dai giocatori delle 32 squadre che si sfideranno nelle 64 partite per alzare l’ambita coppa del mondo. Ci attende un mese ricco di partite, appuntamenti, programmi sportivi, cronache e approfondimenti. Stasera, alle 24 ora italiana, la nostra nazionale giocherà il primo incontro del girone D contro l’Inghilterra, e potrebbe già essere decisivo per il passaggio del turno.  Abbiamo fatto il punto con Federico Schena ordinario di Metodi e Didattiche delle attività sportive.

 

Brasile 2014: come si presenta l’Italia a questo attesissimo appuntamento?

Si presenta come fa al solito l’Italia: molte speranze, abbastanza talento e poca programmazione. Clamore mediatico troppo alto e spesso focalizzato su aspetti secondari, non vedo una programmazione. Dopo gli ultimi mondiali si è andati avanti più o meno sulla stessa logica, nihil sub sole novi.

 

Condivide le scelte tecniche del ct Prandelli e chi può essere l'uomo decisivo per l'Italia?

Non condivido la sua mancanza di coraggio, quella che gioca è un’Italia vecchio stile, fatta da giocatori che sono convinti di essere già arrivati. Sarebbe stato meglio dare più spazio a quelli che vogliono fortemente dimostrare la loro qualità, sia individuale che di team. Senza dubbio Pirlo, se il resto della squadra giocherà per lui e per renderlo il vero perno della squadra. 

 Chi sono le favorite per la vittoria finale? Il giocatore copertina del mondiale?

Facile dire il Brasile e di conseguenza Neymar. Penso che in un torneo che dura un mese conterà anche la tenuta fisica quindi attenzione alle squadre che hanno per tradizione una buona condizione di base ( Germani, Olanda)  ed a qualche sorpresa africana.

 

Quanto può essere decisiva la condizione fisica e l’alimentazione visto il clima tropicale del Brasile?

Nel calcio moderno la condizione fisica vale come la tecnica, in Brasile con le condizioni ambientali varrà ancora di più. Purtroppo l’Italia non sembra essere brillantissima, speriamo che si tratti solo di una programmazione a lungo termine e che il lavoro fatto nell’ultima fase di allenamento in Italia venga fuori dopo il girone di qualificazione, ma non ne sarei troppo sicuro. Anche in questo senso abbiamo un po’ di imparare e a quanto pare il Sudafrica non ha insegnato abbastanza. 

 

Time out durante le partite e nuove regole arbitrali su goal-nogoal e distanza della barriera. Riflessioni su queste novità in relazione al clima del Brasile e modo di giocare? 

L’applicazione del time out è troppo aleatoria per essere una vera fonte di cambiamento, nessuno può contarci ovvero può fare una programmazione su questo. Onestamente non vi era nessuna necessità di introdurlo in modo così improvviso e soprattutto non prevedibile, potrà favorire un po’ di spettacolo ma, come ha già detto qualcuno, soprattutto molto spazio pubblicitario. Le altre regole riducono qualche possibilità d errore che comunque ci sarà sempre ed in media non cambia mai in modo significativo i destini di una squadra.

 

Scienze motorie dell’università di Verona vanta ricerche in numerosi ambiti sportivi. Esiste un collegamento tra mondiali e nostri progetti di ricerca? 

Ci siamo occupati molto di prevenzione degli infortuni con un progetto finanziato dalla FIFA, che indirettamente viene usato anche ai mondiali, ora nessuno manda in campo una riserva senza uno specifico riscaldamento, ma non abbiamo un diretto coinvolgimento con la nazionale ai mondiali. A Scienze motorie puntiamo molto sulle ricerche mirate alla preparazione fisica, da molti anni siamo a fianco delle squadre del Chievo e siamo entusiasti del titolo nazionale della Primavera seguita per la preparazione fisica da un nostro laureato, quello è un calcio ancora un po’ ruspante, ma forse per questo un po’ più vero di quello che vedremo ai mondiali.

14.06.2014