Il tavolo dei relatori

Conclusa la nona edizione de "Le radici dei diritti" dedicata al diritto della salute e del lavoro

Cosa succede quando due diritti inalienabili come salute e lavoro confliggono l’uno contro l’altro? Questo è il quesito alla base del convegno “Le radici dei diritti”, tenutosi venerdì 29 e sabato 30 novembre nell’aula magna del Polo Zanotto. L’iniziativa, giunta alla nona edizione, ha visto coinvolti cinque dipartimenti dell’ateneo veronese e numerosi insegnanti delle scuole superiori di Verona e provincia. Il tema di quest’anno è stato il diritto alla salute messo in relazione al diritto al lavoro attraverso un’analisi critica del caso Eternit a Casale Monferrato e del caso Ilva a Taranto.

Lavoro e salute: diritti inconciliabili? A dare il via ai lavori il rettore Nicola Sartor che si è rivolto ai numerosi studenti presenti in platea, invitandoli a non dare per scontati diritti considerati inalienabili come quello del lavoro e quello della salute, ma di prepararsi come cittadini a preservarli per evitare che subiscano delle limitazioni. “Questa iniziativa ha come obiettivo far conoscere, in particolare agli studenti delle scuole superiori, la nascita dei diritti in modo tale da prendersene cura – ha affermato Donata Gottardi, direttore del dipartimento di Scienze giuridiche e membro del gruppo "radici dei diritti" – Siamo un gruppo di amici e colleghi che si occupano di diverse materie e da nove anni proponiamo riflessioni per capire gli eventuali rischi di perdere determinati diritti. Quest’anno ci siamo posti il problema della convivenza di due diritti, la salute e il lavoro, in modo tale che essi non entrino in conflitto tra loro. Ne scaturisce un terribile ricatto: rinunciare al lavoro o alla salute. Ma la vita è più importante di tutto ”.

I casi dell'Eternit e dell'Ilva. Due i casi analizzati nel corso della giornata. Il documentario “La cintura di amianto”, realizzato da Gianluigi Miele, ha affrontato il problema dell’amianto, a partire dal suo utilizzo fin dai primi anni del ‘900 con un focus sulla sua presenza nelle fabbriche del territorio veronese e sulle terribili conseguenze sulla salute degli operai. In particolare, la vicenda dell’azienda Eternit di Casale Monferrato è stata l’occasione per un ulteriore dibattito che ha visto la testimonianza di Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione familiari e vittime dell’amianto e di Giampiero Rossi, giornalista che ha seguito da vicino la storia della famiglia Pavesi. Nella seconda parte della mattinata l’attenzione si è spostata sull’acciaieria Ilva di Taranto con la proiezione del film “La svolta. Donne contro l’Ilva” della giornalista Valentina D’amico, nel quale sono state raccontate le storie di alcune mogli di operai dell’Ilva, una fabbrica considerata da sempre come una salvezza e una fonte di lavoro ma che da molti anni, a causa delle emissioni di diossina, rappresenta un rischio per la salute degli operai e dei cittadini di Taranto e, in generale, per l’ambiente. A questo proposito è intervenuto Vincenzo Vestita, operaio dell'Ilva, il quale ha fornito un’ampia panoramica della storia dell’acciaieria fino alla svolta, rappresentata dalla perizia epidemiologica che ha dimostrato la correlazione tra le morti degli operai dell’Ilva e le emissioni di sostanze nocive. “La giornata ha avuto lo scopo di creare un percorso di conoscenza per i ragazzi, affrontando tematiche scottanti come quelle dell’amianto e dell’Ilva – ha affermato Roberto Leone, docente del dipartimento di Sanità pubblica e Medicina di comunità – Si è voluto affrontare il diritto al lavoro da applicare in un ambiente salutare, senza pericoli per i lavoratori e per i cittadini. La volontà è quella di sensibilizzare i giovani e creare un movimento di idee, perché se si è consapevoli si possono evitare i disastri”.

Il convegno è continuato nella giornata di sabato dove sono state affrontate luci e ombre dei servizi sanitari in Italia.

Ascolta le interviste realizzate da Fuoriaula network a Donata Gottardi e a Roberto Leone

2/12/2013