Un momento dell'incontro

Infinitamente 2012. Il teatro Ristori ha ospitato l'evento nel quale si è discusso della memoria e della sua influenza nei nostri comportamenti con Paolo Fabene, Cristiano Chiamulera e Flavio Nosè

Cos'è la memoria? In che modo i ricordi influenzano la vita quotidiana? Nel corso del tempo il cervello decide quali informazioni registrare e quali cancellare. I ricordi piacevoli sono stimoli positivi ma anche negativi quando si tratta di comportamenti dannosi per la nostra salute, come l'uso di droghe. Ad esempio il solo ricordo di una sigaretta può indurre un ex fumatore a ricadere nel vizio. È possibile modificare in modo specifico quella memoria che stimola i comportamenti a rischio? Di questo e molto altro si è discusso al teatro Ristori nel corso dell'incontro “Noi e il passato. Ricordare o dimenticare?”. L'evento, in programma per Infinitamente, è stato seguito da oltre 400 persone e ha riscosso notevole successo soprattutto per i numerosi studenti presenti in sala. Marco Mozzoni, giornalista di Brainfactor.it, ha coordinato l'incontro con il saluto di Pier Franco Pignatti, direttore del dipartimento di Scienze della vita e della riproduzione dell’ateneo. A spiegare come funziona la memoria sono intervenuti Paolo Fabene, docente di Anatomia umana, Cristiano Chiamulera, docente di Farmacologia, e Flavio Nosè, psichiatra e psicoterapeuta.

Come funziona la memoria? “Noi conserviamo una traccia degli eventi e il cervello decide quali informazioni ricordare – ha spiegato Fabene – Prima di tutto elaboriamo le informazioni e le immagazziniamo. Infine le recuperiamo quando ne abbiamo bisogno attraverso la fase del richiamo. Questo processo è molto particolare perché quando richiamiamo alla memoria un fatto accaduto in passato noi in realtà lo ricreiamo, lo rigeneriamo ogni volta. La nostra vista infatti non è una semplice videocamera perché l'essere umano non si limita a guardare, interpreta quello vede, ciò che percepisce. Noi non registriamo sensazioni ma percezioni, ed è per questo che persone diverse registrano percezioni diverse. La memoria quindi è molto soggettiva e spesso il cervello vede cose che non ci sono attraverso l'immaginazione. Il cervello ha bisogno di essere costruttivo, di immaginare!”

Il ruolo della memoria nell'uso di droghe. “La memoria gioca un ruolo decisivo quando si tratta di comportamenti a rischio come la ricaduta nell'uso di droghe – ha detto Chiamulera – Un ricordo chiaro e vivo ci ricorda il piacere che abbiamo provato per esempio quando in passato abbiamo fumato una sigaretta. È quella che viene definita “memoria appettitiva”: persone, oggetti e altri stimoli ambientali sono spesso associati al ricordo di un effetto piacevole che ci ha fatto stare bene e per questo è una memoria che rischia di farci cadere in un comportamento dannoso quando si tratta delle droghe. Esistono terapie efficaci per combattere la dipendenza ma ogni tentativo sarà inutile se non si ripulisce la propria vita in modo completo, cancellando ogni stimolo che possa ricordare un cattivo comportamento.”

Ricordare e dimenticare. “Per vivere meglio e ritrovare la tranquillità la coscienza può allontanare una percezione, un ricordo doloroso – ha spiegato Nosè – Restano sempre delle tracce che si possono recuperare, perché la memoria è dinamica, è in continuo movimento tra passato e presente. Quando dimentichiamo qualcosa ci troviamo di fronte all'oblio. Senza di esso saremmo degli uomini “tutta memoria” e non sopravviveremmo perché se ricordassimo tutto allora non riusciremmo a pensare a nulla.”