Un momento dell'incontro

Infinitamente 2012. All'auditorium della facoltà di Giurisprudenza si è tenuto un incontro per approfondire in chiave giuridica e sociologica il rapporto tra tempo e attività lavorativa. Ospiti e relatori Donata Gottardi, Giorgio Gosetti e Mario Napoli.

Il lavoro, grande risorsa per l’uomo e la società, è ormai legato al sempre più veloce scivolare delle sabbie nella clessidra del tempo. Un tempo sempre più compresso, veloce e rapido che non lascia spazio alla conciliazione tra vita privata e vita lavorativa. “Tempo di lavoro e tempo di vita”, il 16 marzo all’auditorium di Giurisprudenza per Infinitamente 2012, ha voluto indagare la stretta relazione tra queste due simili modalità di utilizzo del proprio tempo. Partendo dalle ultime politiche in materia di diritto del lavoro si sono voluti ampliare i concetti di conciliazione e flessibilità tramite due concezioni di studio diverse ma complementari, quella giuridica, curata da Vincenzo Ferrante, docente di Diritto del lavoro e quella sociologica di Giorgio Gosetti, professore di sociologia della facoltà di Scienze della formazione.

La dilatazione del tempo compresso.“Ultimamente – ha detto Donata Gottardi, direttrice del dipartimento di Scienze giuridiche – si ha l’idea di un’organizzazione del lavoro sempre più prolungata. Un prolungamento del tempo destinato al lavoro che sta portando ad una marginalizzazione delle esigenze del lavoratore. Bisogna coniugare uomini e donne nelle tre vie della conciliazione del tempo tra vita lavorativa, familiare e personale”. Tre vie che ancora oggi fanno fatica ad incontrarsi, per un fenomeno sociologico del tutto particolare e singolare, quello della dilatazione del tempo compresso. “In un sistema come il nostro – ha affermato Gosetti – stiamo sempre più comprimendo il tempo con cui circola il capitale, ampliando però un tempo che è quello delle persone”. Tutto questo attraverso tre livelli di deformazione del tempo, quello della compressione vera e propria, quello della saturazione del tempo a disposizione e quello della dilatazione dei tempi di lavoro. “Lo stress è sempre più forte. Bisogna occuparsi di organizzazione del lavoro e organizzazione sociale, migliorando la qualità della vita lavorativa. Garantire all'uomo un lavoro dignitoso, compatibile con la propria vita, per una flessibilità che non dev'essere solo delle imprese ma anche del lavoratore”.

Approccio giuridico. Ma il tempo compresso non deve essere solo oggetto di studio per la sociologia del lavoro. Partire da queste considerazioni e dall'analisi della società è utile per portare ad un sistema giuridico che normi nel modo più equo possibile la materia lavorativa e i diritti dei lavoratori. “Bisogna evitare – ha ribadito Ferrante – la pervasività di quel tempo di lavoro che sembra dilagare sul tempo individuale. In questo momento la flessibilità è totale e causa molti problemi. Il legislatore deve curarsi di diritti e orari di lavoro come materia di salute e sicurezza”. Quella dipinta per il nostro Paese è una situazione allarmante e che da anni non trova miglioramenti. “Oggi l'orario di lavoro dev'essere pari ad una media di 48 ore settimanali nell'arco di un anno. Ma non viene disciplinato come queste ora vadano distribuite, queste scelte non vengono lasciate a nessuno”. Il problema della flessibilità sembra andare a scontrarsi con quella che dovrebbe essere un'equa conciliazione dei propri tempi di vita. "Perché poter tenere tra le mani l'orologio della propria esistenza è fondamentale per svilupparsi al meglio nella vita stessa, con massima libertà e sfruttando al meglio le possibilità che ci vengono offerte, fuori e dentro il mondo del lavoro."