Filosofia antica e formazione in medicina

Linda Napolitano Valditara ha presentato il suo libro in Frinzi

Un paziente in ospedale prova sempre un senso di soggezione di fronte a un medico. Molte volte ha paura di chiedere, accetta le cure in modo passivo e se non capisce qualcosa convive con il dubbio, totalmente dipendente dalle decisioni di chi ne sa più di lui. Ma il rapporto medico-paziente non dev'essere per forza questo. A darne testimonianza è Linda Napolitano Valditara, autrice di “Pietra filosofale della salute. Filosofia antica e formazione in medicina”, che ha presentato il suo libro, curato da Francesca Fermeglia, dottore di ricerca dell'Università di Trieste, in un incontro del ciclo Io scrivo, tu mi leggi. Hanno partecipato alla presentazione Luigina Mortari, docente di Pedagogia e direttrice del Dipartimento di Filosofia, pedagogia e psicologia dell'università e Giorgio Erle, docente di Filosofia morale dell'ateneo scaligero.

I temi principali. Il volume presenta il lavoro compiuto da Valditara nell'attività di formazione del personale sanitario, durato sei anni e tuttora in corso, in diverse aziende ospedaliere. I temi trattati riguardano le nozioni di cura e di salute, l'impiego della cosiddetta “medicina narrativa” nel miglioramento del rapporto medico-paziente, il diritto di tutti alla salute, la nozione del dolore, la cultura del limite nelle cure del fine vita. Il criterio ermeneutico di riferimento è quello del pensiero filosofico antico e di un suo odierno recupero.

La struttura del libro. Come ha spiegato Fermeglia il volume è costituito da cinque capitoli più un'appendice in cui Valditara tratta un argomento molto attuale, il testamento biologico. I capitoli sono indipendenti tra loro ma allo stesso tempo collegati. Il primo parla della visione della medicina e del medico nell'antica Grecia. È una visione olistica, in cui si tende ad armonizzare corpo e anima. I due riferimenti principali sono Ippocrate e Platone. Il consenso informato era già presente nell'antichità poiché entrambi sostenevano l'importanza del dialogo tra medico e paziente e il coinvolgimento dei familiari. Il secondo capitolo affronta il legame antico tra filosofia e medicina partendo da una riflessione di Ippocrate, il quale diceva che “somiglia a un dio il medico che diventa filosofo”. Tema del terzo capitolo è la medicina narrativa, nata negli Stati Uniti nel 1980, che consiste in un approccio relazionale che vuole migliorare l'atto medico attraverso l'analisi dei racconti di medici, infermieri e pazienti allo scopo di recuperare quel dialogo tra medico e paziente di cui oggi si sente il bisogno. Gli ultimi due capitoli analizzano rispettivamente la vita sofferente e della vita che finisce. Valditara sottolinea la difficoltà di esprimersi quando si trattano questi argomenti e spiega come la morte nella nostra società sia una sorta di tabù. “Fulcro del libro è l'importanza di ritrovare la specificità di ogni singolo malato come composto di corpo e anima – ha spiegato Fermeglia – ma soprattutto l'autrice propone una nuova modalità della cura che consiste nel recupero del dialogo e in una comunicazione aperta tra medico e paziente”.

La morte fa parte della natura dell'uomo. Da studioso di humanitas, Erle si è posto la domanda dell'utilità di questo sapere. “Credo che questo libro dia una risposta questa domanda. Valditara ci fa vedere infatti come il pensiero degli antichi non sia un pensiero ingenuo e superato – ha spiegato il docente – ma, al contrario, sia molto attuale, antidogmatico e in grado di rispondere a questioni radicali”. Una di queste è sicuramente legata al limite estremo della vita di ogni individuo, oggi scomparso dal nostro orizzonte di comprensione, la morte. Perché questa realtà viene spesso considerata un tabù? “La morte scompare dall'orizzonte culturale contemporaneo per un rapporto sbagliato, nella nostra cultura, con il mondo sanitario. Viene infatti assegnato alle strutture sanitarie la risoluzione al problema della morte – ha affermato Erle – cosicché essa non compaia nella realtà quotidiana. Ciò che non possiamo cancellare è la nostra essenza di esseri umani e il limite fa parte di questa natura. La finitezza è parte dell'essenza dell'uomo, tolta la finitezza abbiamo tolto l'essere umano”.