A Infinitamente 2011 gli esperimenti che hanno portato alle scoperte scientifiche

Parlare di scienza in prospettiva storica per chiarirne i concetti di base. Così Beniamino Danese, ricercatore dell’Università, ha condotto la tavola rotonda “Il viaggio della scienza, una valigia piena di errori e di perfezione”, moderata  da Raymond Zreick, giornalista di Focus.it. Domenica 20 marzo, dalle 15, nella Sala Farinati della Biblioteca Civica, Danese ha dato dimostrazione di alcuni degli esempi curiosi ed affascinantidi cui è ricca la storia della scienza.

Grazie anche al coinvolgimento del pubblico e alla disponibilità del moderatore, che si è messo in gioco nel ruolo di assistente dello scienziato, Danese ha mostrato alcuni degli esperimenti che, nel corso della storia, hanno condotto a scoperte sul sangue, sull'elettricità animale e sulle particelle elementari. Lo ha fatto attraverso le voci di alcuni protagonisti del mondo scientifico di ieri, partendo da Marcello Malpighi, medico, anatomista e fisiologo italiano nato il 10 maggio del 1628 che, a detta del ricercatore, avvicinò la medicina alla scienza galileiana. “Egli unisce la figura del medico a quella del paziente e, in parallelo, il ricercatore al microscopio, strumento nuovo per l’epoca e da lui molto impiegato”. Danese ha poi parlato di elettricità attraverso la voce di Luigi Galvani, fisiologo, fisico e anatomista italiano nato nel 1737, mostrando alcuni esperimenti, a partire dalla bottiglia di Leida (il condensatore), che era stata presa a modello per spiegare le forze dell'elettricità nel moto muscolare. “Anche due secoli fa, come oggi con il computer, ogni novità tecnologica veniva confrontata a parti della macchina del corpo”. E’ stato il contributo di Paul Dirac, fisico e matematico britannico nato a Bristol nell’agosto del 1902, annoverato tra i fondatori della fisica quantistica e la sua teoria sulle particelle elementari a chiudere il percorso avventuroso di Danese. “Prima della sua teoria tutti misuravano il positrone, ma pensavano che fosse un errore. Alcuni fenomeni neppure si vedono se non si ha una teoria generale in cui inquadrarli. Si pensa che siano errori di misura. Per questo l’importanza del contributo di Dirac che sottolineava la necessità delle teorie generali, che se vere sono anche belle”.