L'italiano e il giapponese, non sono lingue così diverse

Infinitamente 2011. I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili.

“Le proprietà grammaticali sono identiche per tutte le lingue del mondo” sostengono i linguisti. Certo, non è facile sfatare un mito così potente come quello della Torre di Babele ma, se le strutture profonde delle lingue fossero davvero identiche? Nell’incontro “I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili” Andrea Moro, docente di linguistica generale dell’università di Pavia, ha dimostrato che l’italiano e il giapponese per esempio, non sono poi lingue così diverse. 

Il peculiare linguaggio umano. Il tipo di struttura con la quale comunichiamo è unica, ma non è unico il tipo di linguaggio. “Tutti gli esserti viventi comunicano, quello che a loro manca è la struttura ricorsiva – ha spiegato Moro -. Una struttura peculiare costituita da grammatica, matematica e musica. Le infinite strutture del linguaggio dipendono dalla struttura neurobiologica del cervello, che, nel caso degli uomini, è unica nel creato. Infatti – ha proseguito Moro –  se prendo tre parole ho uno scenario infinito di possibili combinazioni. Siamo però l’unica specie in grado di dare senso a un ordine diverso delle parole.”

L’evoluzione degli studi. Già nell’Ottocento si sapeva che il linguaggio dipende dal cervello e da una porzione specifica del cervello, collocata nell’emisfero sinistro e definita “area di Broca”, dal nome del medico francese Paul Pierre Broca che la scoprì nel 1861. Tra la metà e la fine del secolo scorso, si scoprì che anche la grammatica di una lingua dipende dal cervello. Poi, grazie all’Informatica e la Cibernetica combinate con la tecnica criptografica, si iniziò a ipotizzare che fosse possibile catturare il nucleo della comunicazione umana. Studi recenti hanno dimostrato che nell’apprendere una lingua, i bambini commettono solo certi errori. “Insomma, noi tutti abbiamo dentro un progetto specifico che dà precise istruzioni su come parlare – ha detto Andrea Moro -. Il linguaggio, secondo Chomsky, è un sistema invariante di principi. La sintassi ha infinite regole, ma la struttura sottostante è identica per tutte le lingue. Il nostro cervello sa cos’è la sintassi perché la riconosce in modo istintivo. Ma, il cervello è sensibile solo ad alcune grammatiche come l’occhio è, per fortuna, sensibile solo a certi colori. Troppa informazione porterebbe, insomma al caos totale” ha concluso Moro.