Dante in carcere, appuntamento conclusivo del progetto Dante in scena

A Santa Marta l’incontro con Alessandro Anderloni e Mariagrazia Bregoli, presentato da Nicola Pasqualicchio

“Tutto nasce dal desiderio di raccontare storie, perché le storie non si possono rinchiudere. Ogni cosa può essere rinchiusa, anche le persone: lo sanno bene i detenuti e l’abbiamo visto anche noi in questi ultimi due anni. Ma le storie e il loro racconto non si possono fermare”, con queste parole Alessandro Anderloni, attore e regista, ha commentato il progetto “Dante in carcere” nel corso dell’incontro che l’ateneo ha ospitato martedì 22 febbraio in occasione della chiusura di “Dante in scena”, cartellone di spettacoli a cura di Nicola Pasqualicchio, docente di Discipline dello spettacolo.

Il progetto nasce nel 2014 da una collaborazione tra Anderloni, Mariagrazia Bregoli, direttrice della Casa Circondariale di Verona e la Fondazione San Zeno onlus, e prevede un laboratorio teatrale che ha per protagonista un gruppo multietnico, multiculturale e multireligioso di detenuti del carcere di Verona.

Nel 2018 arriva l’idea di lavorare sulla Divina Commedia in vista del settimo centenario della morte di Dante. L’anno successivo va, quindi, in scena “La città dolente”, rappresentazione itinerante dell’Inferno che arriva ad accogliere più di cinquecento spettatori. Nonostante l’emergenza sanitaria, le terzine del Sommo poeta non hanno abbandonato i detenuti che in occasione del Dantedì 2021 hanno registrato un video dal titolo “Libertà va cercando” riprendendo i versi del Purgatorio. Il progetto prosegue ancora oggi con l’allestimento dell’ultima tappa, il Paradiso.

“L’esperienza teatrale in carcere è molto importante – sottolinea Bregoli – anche per il recupero dei detenuti, non è una semplice attività ludica ma culturale che li porta ad una crescita interiore e a una rivalutazione critica delle loro condotte. Studiare Dante e capire il significato della Divina Commedia ha fatto riscoprire i valori della condivisione, il rispetto della diversità e il fare gruppo”.

“Dante uno di noi” ha scritto uno dei partecipanti al progetto, e Anderloni è fermamente convinto che Alighieri in questi tre anni fosse lì con loro e in tutti quei luoghi dove è stato raccontato dagli ultimi e dagli emarginati che per primi possono comprenderne l’esperienza di esule e condannato.

Si è così concluso il progetto Dante in scena, un cartellone di spettacoli ispirati e dedicati a Dante, partito lo scorso ottobre, che ha visto andare in scena ben 17 spettacoli teatrali, alcuni dei quali sono stati accompagnati da incontri, ospitati dall’ateneo, con attori, attrici e registi, che hanno dialogato con il pubblico. Grazie al coordinamento e alla “regia” del Comune di Verona e dell’Università, e più in particolare dell’assessorato alla Cultura e del dipartimento di Culture e Civiltà, e alla piena collaborazione dei maggiori teatri veronesi e di altre realtà cittadine che operano nell’ambito dello spettacolo, si è proposto un ricco e affascinante programma, attraversando il teatro, la danza, la musica, alternando presenze locali, nazionali e internazionali, nel segno della qualità e dell’innovatività.

Giulia Prinzivalli, tirocinante agenzia di stampa Univerona news