Identità e confini in costruzione. L’Alto Adriatico dopo la Seconda Guerra Mondiale

In occasione del Giorno del Ricordo, la videoconferenza di martedì 9 febbraio con Mila Orlić

Il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per conservare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. L’università di Verona, con il webinar “Identità e confini in costruzione. L’Alto Adriatico dopo la Seconda Guerra Mondiale” che si è svolto il 9 febbraio, ha deciso di partecipare alla giornata. La videoconferenza rientra nell’ambito del cartellone di “Memoria memorie” ed è promossa dal Center for European Studies del dipartimento di Culture e civiltà.

Olivia Guaraldo, delegata del Rettore al Public engagement e alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, ha aperto l’incontro spiegando come questa giornata si inserisca in una serie d’iniziative per “riattivare la memoria e presentare gli studi scientifici più aggiornati su tematiche così vicine e allo stesso tempo lontane della storia del Novecento”.

“Rifugio di molti profughi istriani è stato l’antico convento di San Francesco di Paola” ha spiegato Arnaldo Soldani, direttore del dipartimento di Culture e civiltà, “come ricorda anche la targa commemorativa presente all’interno del chiostro San Francesco dell’ateneo”. Soldani ha poi ricordato Stefan Zweig, scrittore austriaco tedesco del Novecento, e di come la sua opera Il mondo di ieri rievochi l’angoscia e la desolazione del profugo. “Siamo in grado di guardare la questione con occhi diversi sia dal punto di vista storico che politico e culturale – ha proseguito il docente – perché oggi abbiamo una grande casa comune entro cui possiamo sentirci cittadini europei».

Renato Camurri, docente di Storia contemporanea ed organizzatore dell’evento, ha spiegato come questa conferenza sia un “laboratorio in cui si utilizza il metodo scientifico e la comparazione per analizzare i processi storici, per contestualizzarli e collocarli nel loro lungo evolversi e giungere a quelli di lunga durata”. La questione dei confini, della storia dell’Alto-Adriatico, delle foibe e dell’esodo costituiscono una pagina di storia italiana ed europea e si è deciso in questa seconda edizione del Giorno del Ricordo di collocarli all’interno del contesto internazionale. «La questione delle foibe  e dell’esodo giliuano-dalmata è complessa in quanto si dipana su più piani: etnici, culturali, politici  e vede in campo più attori e più soggetti collettivi e da anni si trova al centro di un intricato dibattito storiografico”, ha concluso il docente.

Mila Orlić, assistant professor nel dipartimento di Storia dell’università di Rijeka ed esperta dei conflitti avvenuti nella zona dell’Alto Adriatico, ha sottolineato come spesso si ponga l’accento sulle radici, accentuando le ragioni storiche dei conflitti e focalizzandosi sui momenti di rottura e violenza piuttosto che sulle “fasi di convivenza, rimosse dalle memorie pubbliche”. Le identità nazionali, poi, devono essere considerate e valutate in base alla natura ibrida e indefinita delle popolazioni di confine poiché queste ultime, talvolta, “presentano forme d’identità sovrapponibili e sono frutto di continue negoziazioni”

La registrazione della video-conferenza è visibile sul canale Youtube di ateneo e sulla pagina dedicata all’evento.