Gli atenei italiani riconoscono le proprie responsabilità per le discriminazioni contro gli ebrei

Il rettore dell’università di Pisa, Paolo Mancarella: "non dobbiamo obbedire mai più a ciechi intendimenti che calpestino la ragione e annullino la dignità dell’uomo"

A ottanta anni dall’adozione del primo provvedimento antisemita voluto dal regime fascista, le università italiane hanno riconosciuto le proprie responsabilità per l’applicazione delle leggi razziali, che solo in ambito universitario portarono all’allontanamento di 448 docenti e all’espulsione di 727 studiosi, oltre a colpire un migliaio di studenti. Lo hanno fatto il 20 settembre a Pisa, nel Palazzo della Sapienza, simbolo dell’ateneo, con la “Cerimonia del ricordo e delle scuse”, in cui il rettore Paolo Mancarella, a nome e alla presenza dell’intera Accademia italiana, tra cui anche il rettore dell’università di Verona, Nicola Sartor, ha fatto ammenda per gli atti che, a partire dalla plebiscitaria adesione al “Giuramento di fedeltà al Fascismo” del 1931, videro il mondo universitario silente e complice delle scelte del regime che giunsero all’emanazione delle Leggi razziali.

“Qui, molti anni fa – ha detto il rettore dell’università di Pisa in apertura – sono avvenute cose che non sarebbero mai dovute accadere. E noi vogliamo ricordarlo. Ci sono vite che, a partire da questo luogo, sono state sospese, stravolte, distrutte”. Ha quindi ripercorso storie, numeri e nomi della persecuzione contro gli ebrei, chiudendo con un ammonimento: “la moralità degli studenti e dei docenti che allora subirono l’ingiustizia – ha detto il professor Mancarella – ci guidi nel ricordo, nella riparazione, nella ricostruzione delle virtù civiche oggi necessarie alla resistenza contro tutte le discriminazioni, anche quelle del nostro tempo. Noi non dobbiamo obbedire mai più a ciechi intendimenti che calpestino la ragione e annullino la dignità dell’uomo”.

Subito dopo, è intervenuta la presidentessa dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, sottolineando che: “oggi, in questo ateneo, dinanzi a noi – rappresentanti delle comunità ebraiche in Italia – con emozione e solennità sono state pronunciate parole e riflessioni importanti che abbiamo ascoltato con il cuore e con la mente”. Anche la presidentessa dell’Ucei ha voluto terminare attualizzando il messaggio che parte dalla cerimonia pisana: “è importante oggi non solo studiare la storia, e saper dire a voce alta, questa è verità, questo è accaduto a cittadini italiani, questo è successo nel nostro Paese, questi furono i comportamenti dell’accademia e della comunità degli scienziati, ma anche sapersi porre rispetto agli eventi passati con la propria coscienza e saper trasmettere una ferma convinzione a chi tentenna, a chi desidera essere parte dell’accademia italiana. Questo è il senso di quanto oggi avviene qui a Pisa, con l’odierna cerimonia e con le iniziative programmate in queste settimane che non hanno precedenti nella storia di questo paese e delle sue istituzioni educative.”

Aperta dalla lettura di un breve messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cerimonia si è chiusa con il commosso abbraccio tra i rappresentanti dei rettori e quelli della comunità ebraica e con l’inaugurazione di una lapide in perenne ricordo dell’evento. Il testo recita: “San Rossore, 5 settembre 1938 – Pisa, 20 settembre 2018. In questo luogo, alla presenza dei rettori delle università italiane, il rettore dell’Università di Pisa ha voluto si svolgesse ‘La cerimonia del ricordo e delle scuse’, rivolta ai rappresentanti delle comunità ebraiche italiane, nell’ottantesimo anniversario della firma delle leggi razziali”.

Dopo la cerimonia si è aperta la conferenza internazionale “A ottanta anni dalle leggi razziali fasciste: tendenze e sviluppi della storiografia internazionale sull’antisemitismo e la Shoah”, introdotta da un intervento video della senatrice a vita Liliana Segre e dal saluto del presidente della Crui, Gaetano Manfredi.

“Invito a fare patrimonio di questo esempio – ha detto la senatrice Liliana Segre nel suo saluto – che sia significativo non solo per noi ma anche per chi ancor oggi patisce persecuzioni per le idee, per il colore della pelle, per le condizioni di nascita, per la fede che professa, e sono certa rimarrà nel cuore e nella mente di tutti gli ebrei italiani e non, per sempre”.

Contributo dell’ufficio stampa dell’università di Pisa.