Bestiarium. Rappresentazioni dell’umano e dell’animale

Dal 28 al 30 settembre colloquio internazionale organizzato dalla Scuola di dottorato di Scienze

Dalla filosofia di Aristotele ai bestiari medievali, dalle favole antiche alle opere di artisti come Damien Hirst, Joseph Beuys e Bill Viola, dalla “Fattoria degli animali” di George Orwell a “La metamorfosi di Franz Kafka”. L’animale con le sue molteplici rappresentazioni ha sempre avuto un ruolo primario nella produzione culturale dell’umanità. Per questo motivo i dottorandi della Scuola di dottorato in Scienze umanistiche di ateneo hanno deciso di offrire il proprio originale contributo a questo dibattito, organizzando il colloquio internazionale transdisciplinare “Bestiarium. Rappresentazioni dell’umano e dell’animale”, in programma dal 28 al 30 settembre al Polo Zanotto.

L’iniziativa è stata organizzata interamente dai dottorandi, con l’appoggio entusiastico del direttore della scuola Arnaldo Soldani e della coordinatrice del corso di dottorato in Lingue, Letterature e Culture straniere moderne, Rosanna Gorris Camos. Data la forte vocazione transdisciplinare della riflessione sulla questione dell’animale e delle sue rappresentazioni, hanno aderito all’iniziativa dottorandi e ricercatori di diversi ambiti disciplinari, dalle letterature e le filologie delle lingue straniere e della lingua italiana, greca antica e latina alla filosofia, dall’arte all’architettura, provenienti dalle più prestigiose università d’Europa e del mondo.

“Negli ultimi decenni – spiegano gli organizzatori – si è diffuso, a livello sempre più generalizzato nella società, il bisogno di rivedere in profondità lo statuto etico dell’animale. Queste nuove istanze sociali hanno imposto la necessità di una svolta teorica nelle discipline umanistiche, che ha portato in primo piano nel dibattito scientifico internazionale le questioni fondamentali della relazione uomo-animale, dell’alterità, del significato dell’umano e dell’animalità.  Scopo del convegno è approfondire lo studio di testi e pratiche discorsive capaci di rivelare le dinamiche epistemologiche e culturali che strutturano la rappresentazione dell’animale, cercando di ripensare la natura stessa dell’essenza umana attraverso l’animalità, tenendo presenti tutte le differenze e le declinazioni che questo termine può assumere, in modo da esaltare la diversità e ricercare infine un nuovo senso dell’umano e dell’animale”.

26.09.2016

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