Concluso il festival dell'orientamento al lavoro

Il bilancio della prima edizione di Univerò

Bilancio positivo per Univerò la tre giorni di porte aperte all'università di Verona che dal 9 all'11 dicembre  è stata il luogo di incontro tra aziende, imprenditori, esperti e gli studenti. "il valore aggiunto della nuova formula  – spiega Tommaso Dalla Massara, delegato all'Orientamento e alle strategie occupazionali di ateneo – sta nel fatto che vengono proposte prospettive di lavoro solo a studenti veramente interessati. Il fatto che gli studenti si debbano accreditare ha reso gli incontri partecipati e interessanti. In più la contemporaneità degli eventi ha reso questa tre giorni dinamica e coinvolgente, con gli studenti spinti a cambiare sede per conoscere nuove esperienze".

UniVerò è stata, infatti, l'occasione per presentare a studenti e laureati, che hanno risposto con entusiasmo all'iniziativa, tutti i possibili sbocchi professionali verso cui indirizzarsi al termine degli studi. Secondo i dati forniti da Emblema che ha gestito l'organizzazione dell'evento, sono 1860 gli studenti che hanno partecipato ai numerosi incontri e , in particolare, a 82 eventi, 31 presentazioni aziendali, 30 incontri dell’open day con 138 speaker.  Per Gabriele Verza, direttore amministrativo Esu che con l'aeneo ha organizzato Univerò: "Il riscontro avuto non solo in termini numerici, ma per le modalità di approccio degli studenti alle proposte in questi tre giorni, segna una strada: quella della continuità. Questa esperienza non può rimanere una tantum, ma deve diventare un punto di riferimento e ci sentiamo già fin da ora impegnati per il futuro".

La giornata conclusiva. Tra gli ospiti di venerdì 11 Sandro Boscaini, presidente e amministratore delegato di Masi agricola che ha illustrato il “mestiere del vino”, un settore "che offre spazi per nuovi lavori: saranno sempre meno figure professionali generali e sempre più profili specifici. La qualità è il prerequisito fondamentale per il nostro prodotto, ma bisogna saper andare oltre per poter competere nel mondo. Quindi, servono almeno 3 caratteristiche: essere in grado di proporre al mercato la nostra unique selling proposition. Per crearla servono persone in grado di valorizzare e creare prodotti assolutamente unici. Seconda caratteristica: bisogna essere pronti confrontarsi con altre culture per vendere. Oltre all’inglese serve un’altra lingua, serve conoscere il business e la cultura del Paese in cui si esporta. Terzo punto, le nuove tecnologie per l’e-commerce. Questo modello di vendita sarà il futuro del mercato, servono quindi figure professionali in grado di padroneggiare gli strumenti informatici in grado di vendere con mezzi innovativi". Dalla Massara, illustrando anche altre attività e ospiti della giornata conclusiva ha ribadito: "Con le professioni del vino si entra nel merito delle nuove professioni dell’area giuridica. Figure che indicano come è importante l’integrazione delle competenze che vanno dalla tutela giuridica, all’innovazione che passa dalla ricerca scientifica e dalla capacità di esportare in nuovi mercati. In contemporanea l’università ha presentato i propri master. Nel pomeriggio Mario Moretti Polegato ha parlato dell’importanza della tutela giuridica del prodotto e dell’innovazione". Moretti Polegato viene da una famiglia veneta che lavorava nel vino, ma una calda passeggiata nel deserto del Nevada, in occasione di una vacanza, ne ha fatto il signor Geox: "ho bucato col coltellino svizzero le scarpe che indossavo, poi ho affinato l’idea in Italia » ed è nata la scarpa che respira. « La mia è una storia semplice, logica, ripetibile, perché ognuno potrebbe: l’Italia è il paese dei creativi, ma manca la “cultura della gestione della cultura. Così molti artigiani non diventano imprenditori, io sono riuscito a fare questo percorso".

12.12.2015