"L’Unione Europea: federazione o impero?", il pensiero di Baron Crespo

Al Polo Zanotto incontro organizzato in collaborazione dall'ateneo scaligero e il Banco Popolare

"Abitiamo in una casa costruita per metà, l'obiettivo è completarla realizzando un edificio strutturato, una federazione alla quale si lavora dal 1950", con queste parole Henrique Baron Crespo, ex Presidente del Parlamento europeo, ha cominciato il suo intervento "L’Unione Europea: federazione o impero?" nell'incontro "Cambiamenti istituzionali e critica all'economia politica". L'evento, tenutosi il 26 novembre nell'aula magna del polo universitario G. Zanotto a partire dalle 17, è stato realizzato grazie alla collaborazione tra l'ateneo scaligero e il Banco Popolare, ed ha visto la partecipazione di Alfonso Sánchez Hormigo, dell'università di Saragozza, Sergio Noto, ricercatore di storia economica dell'università veronese, Vitantonio Gioia dell’università del Salento e Gian Maria Bravo, docente emerito dell'università di Torino.
Crespo."Il federalismo moderno" ha affermato l'ex Presidente spagnolo, "prevede la volontà di condividere il destino di un'unione e di garantire pace, libertà e prosperità. Prevede la cooperazione attiva tra individui che condividono dei valori, e prevede anche un'autorità centrale alla quale viene delegato un nucleo limitato di poteri fondamentali".
"Il tema dell’intervento di Barón Crespo è chiaramente critico", afferma Sergio Noto, ricercatore di Storia economica dell’ateneo scaligero e moderatore del convegno insieme ad Alfonzo Sánchez Hormigo, dell’università di Saragozza. "Il riferimento", sottolinea Noto, "è a un’Europa guidata di fatto da un unico soggetto, in contrapposizione alla federazione che prevede invece il rispetto delle esigenze di tutti gli stati membri, secondo la tradizione delle istituzioni europee".
Durante il convegno , sono stati molteplici i riferimenti al passato: Noto e Sánchez Hormigo, presentando il loro volume "Pensiero critico ed economia politica nel XIX secolo: da Saint-Simon a Prouhon", focalizzato sul pensiero dei due filosofi, hanno sottolineato che "il contributo di questi due pensatori andrebbe rivalutato in questo periodo di crisi, come strumento utile per riformare anche l’attuale sistema".
27.11.2015
"Abitiamo in una casa costruita per metà, l'obiettivo è completarla realizzando un edificio strutturato, una federazione alla quale si lavora dal 1950", con queste parole Henrique Baron Crespo, ex Presidente del Parlamento europeo, ha cominciato il suo intervento "L’Unione Europea: federazione o impero?" nell'incontro "Cambiamenti istituzionali e critica all'economia politica". L'evento, tenutosi il 26 novembre nell'aula magna del polo universitario G. Zanotto a partire dalle 17, è stato realizzato grazie alla collaborazione tra l'ateneo scaligero e il Banco Popolare, ed ha visto la partecipazione di Alfonso Sánchez Hormigo, dell'università di Saragozza, Sergio Noto, ricercatore di storia economica dell'università veronese, Vitantonio Gioia dell’università del Salento e Gian Maria Bravo, docente emerito dell'università di Torino.
Crespo."Il federalismo moderno" ha affermato l'ex Presidente spagnolo, "prevede la volontà di condividere il destino di un'unione e di garantire pace, libertà e prosperità. Prevede la cooperazione attiva tra individui che condividono dei valori, e prevede anche un'autorità centrale alla quale viene delegato un nucleo limitato di poteri fondamentali".
"Il tema dell’intervento di Barón Crespo è chiaramente critico", afferma Sergio Noto, ricercatore di Storia economica dell’ateneo scaligero e moderatore del convegno insieme ad Alfonzo Sánchez Hormigo, dell’università di Saragozza. "Il riferimento", sottolinea Noto, "è a un’Europa guidata di fatto da un unico soggetto, in contrapposizione alla federazione che prevede invece il rispetto delle esigenze di tutti gli stati membri, secondo la tradizione delle istituzioni europee".
Durante il convegno , sono stati molteplici i riferimenti al passato: Noto e Sánchez Hormigo, presentando il loro volume "Pensiero critico ed economia politica nel XIX secolo: da Saint-Simon a Prouhon", focalizzato sul pensiero dei due filosofi, hanno sottolineato che "il contributo di questi due pensatori andrebbe rivalutato in questo periodo di crisi, come strumento utile per riformare anche l’attuale sistema".
27.11.2015
"Abitiamo in una casa costruita per metà, l'obiettivo è completarla realizzando un edificio strutturato, una federazione alla quale si lavora dal 1950", con queste parole Henrique Baron Crespo, ex Presidente del Parlamento europeo, ha cominciato il suo intervento "L’Unione Europea: federazione o impero?" nell'incontro "Cambiamenti istituzionali e critica all'economia politica". L'evento, tenutosi il 26 novembre nell'aula magna del polo universitario G. Zanotto a partire dalle 17, è stato realizzato grazie alla collaborazione tra l'ateneo scaligero e il Banco Popolare, ed ha visto la partecipazione di Alfonso Sánchez Hormigo, dell'università di Saragozza, Sergio Noto, ricercatore di storia economica dell'università veronese, Vitantonio Gioia dell’università del Salento e Gian Maria Bravo, docente emerito dell'università di Torino.
Crespo."Il federalismo moderno" ha affermato l'ex Presidente spagnolo, "prevede la volontà di condividere il destino di un'unione e di garantire pace, libertà e prosperità. Prevede la cooperazione attiva tra individui che condividono dei valori, e prevede anche un'autorità centrale alla quale viene delegato un nucleo limitato di poteri fondamentali".
"Il tema dell’intervento di Barón Crespo è chiaramente critico", afferma Sergio Noto, ricercatore di Storia economica dell’ateneo scaligero e moderatore del convegno insieme ad Alfonzo Sánchez Hormigo, dell’università di Saragozza. "Il riferimento", sottolinea Noto, "è a un’Europa guidata di fatto da un unico soggetto, in contrapposizione alla federazione che prevede invece il rispetto delle esigenze di tutti gli stati membri, secondo la tradizione delle istituzioni europee".
Durante il convegno , sono stati molteplici i riferimenti al passato: Noto e Sánchez Hormigo, presentando il loro volume "Pensiero critico ed economia politica nel XIX secolo: da Saint-Simon a Prouhon", focalizzato sul pensiero dei due filosofi, hanno sottolineato che "il contributo di questi due pensatori andrebbe rivalutato in questo periodo di crisi, come strumento utile per riformare anche l’attuale sistema".
27.11.2015
"Abitiamo in una casa costruita per metà, l'obiettivo è completarla realizzando un edificio strutturato, una federazione alla quale si lavora dal 1950". Con queste parole Henrique Baron Crespo, ex presidente del Parlamento europeo, ha iniziato il suo intervento "L’Unione Europea: federazione o impero?" nell'incontro "Cambiamenti istituzionali e critica all'economia politica". L'evento, tenutosi il 26 novembre nell'aula magna del Polo Zanotto, è stato realizzato grazie alla collaborazione tra l'ateneo scaligero e il Banco Popolare, ed ha visto la partecipazione di Alfonso Sánchez Hormigo, dell'università di Saragozza, Sergio Noto, ricercatore di Storia economica di ateneo, Vitantonio Gioia dell’università del Salento e Gian Maria Bravo, docente emerito dell'università di Torino.
 
"Il federalismo moderno – ha affermato l'ex presidente del Parlamento europeo – prevede la volontà di condividere il destino di un'unione e di garantire pace, libertà e prosperità. Prevede la cooperazione attiva tra individui che condividono dei valori, e prevede anche un'autorità centrale alla quale viene delegato un nucleo limitato di poteri fondamentali". Sull'intervento di Barón Crespo si è soffermato anche Sergio Noto: "Il tema dell’intervento di Barón Crespo è chiaramente critico – ha affermato il ricercatore di ateneo – il riferimento è a un’Europa guidata di fatto da un unico soggetto, in contrapposizione alla federazione che prevede invece il rispetto delle esigenze di tutti gli stati membri, secondo la tradizione delle istituzioni europee".
 
Durante il convegno sono stati molteplici i riferimenti al passato: nell'occasione Noto e Sánchez Hormigo, hanno presentato il loro volume "Pensiero critico ed economia politica nel XIX secolo: da Saint-Simon a Proudhon", sottolineando che "Il contributo di questi due pensatori andrebbe rivalutato in questo periodo di crisi, come strumento utile per riformare anche l’attuale sistema".
 
30.11.2015