Da Verona e Tokyo, una storia di successo

Michele Guarnieri, laureato in informatica e fondatore di Hibot, ha incontrato gli studenti per raccontare la sua esperienza

“Aiutare l’uomo dove non può andare o dove per lui sarebbe pericoloso”. Questa la missione di Hibot, la startup presentata  a Ca’ Vignal 2 da Michele Guarnieri, laureato all’università di Verona in Informatica nel 2000, al Tokyo Institute of Technology nel 2007, unico italiano fra i co-fondatori di HiBot e amministratore delegato della startup. HiBot è una società internazionale nata nel 2004 impegnata a fornire tecnologie per l'automazione, l’applicazione industriale, la ricerca robotica, le missioni di ricerca e di salvataggio e di controllo a distanza. A introdurre l’incontro Paolo Fiorini, docente di Sistemi di elaborazione delle informazioni.

HiBot ha ricevuto alcuni riconoscimenti come il Japan robot award dal ministro giapponese dell’economia nel 2010 ed è tra le 24 società che il World Economic Forum ha incluso nella lista dei pionieri della tecnologia per il 2015. Inoltre HiBot è fra le nomine dell’Edison award 2015. “Le nostre infrastrutture stanno invecchiando e grazie ai nostri prodotti possiamo aiutare l’uomo – ha spiegato Guarnieri – ne è esempio Expliner, il robot presentato nel 2009 e oggi in produzione di massa grazie alla partnership con Hitachi High-Tech, che si muove lungo le linee di trasmissione ad alta tensione aeree per effettuarne l'ispezione, per controllare le condizioni esterne, per misurarne il diametro e rilevare eventuali corrosioni interne. Expliner è in grado di superare gli ostacoli, come morsetti di sospensione, consentendo così alla macchina di coprire più linee di trasmissione a più conduttori”.

“HiBot nasce da uno dei laboratori più creativi della robotica mondiale – ha detto Fiorini – che ha un grandissimo portfolio di prototipi non sfruttati commercialmente. Il contributo innovativo della startup HiBot è quindi di due tipi. Il primo è quello di rendere disponibili numerose idee progettuali, soprattutto di ispirazione biologica, industrializzando e commercializzando alcuni di questi prototipi. Il secondo contributo è quello di dimostrare che la robotica può essere la base di un'attività economica di successo, nonostante richieda investimenti più alti di altre iniziative imprenditoriali, come ad esempio lo sviluppo di prodotti software”.

Ascolta l'intervista a Paolo Fiorini realizzata dalla redazione di FuoriAulaNetwork

17.03.2015