Venezia Pride 2014

Con Lorenzo Bernini uno sguardo sull'evento dedicato alla difesa dei diritti della comunità Lgbt e contro l'omofobia e le discriminazioni

Torna a colorare la laguna veneziana dopo 18 anni l'edizione 2014 del Gay Pride. Il gay pride approda a Venezia, prima una settimana di appuntamenti sul tema
La sfilata in difesa dei diritti della comunità Lgbt e contro l'omofobia e le discriminzaioni prenderà il via sabato 28 dalla stazione di Santa Lucia, con ritrovo alle 15 e partenza alle 17. La marcia proseguirà lungo lista di Spagna, ponte delle Guglie, Strada Nuova, campo Santi Apostoli, Rialto e arriverà infine in campo San Polo. L'appuntamento di sabato
arriva a chiudere una settimana di eventi dedficati a riflessioni e dibattiti sulle tematiche Il gay pride approda a Venezia, prima una settimana di appuntamenti sul tema
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la comunità Lgbt, quali la possibilità di sposarsi, il riconoscimento delle unioni e delle famiglie, la parità di diritti quando si parla di figli, la lotta all'omofobia e alle discriminazioni. Argomenti rispetto ai quali la legge italiana ancora oggi sembra essere cieca e sorda. Abbiamo fatto il punto con Lorenzo Bernini, ricercatore di Filosofia Politica di ateneo e direttore scientifico del centro di ricerca Politesse.

 

ll Gay Pride 2014 si terrà nella vicina Venezia. Come si pone, invece, Verona rispetto alla cultura Lgbt?

Verona, come ogni città, è una realtà stratificata e contraddittoria. Sul territorio da anni operano associazioni politiche, ricreative e culturali Lgbtq come Arcigay, Arcilesbica, il gruppo bisessuale Lieviti, il Community Center Milk, il circolo Pink presso il quale opera adesso un Servizio Accoglienza Trans (l'unico del suo genere in Veneto). E queste associazioni nel tempo hanno saputo creare alleanze e collaborazioni importanti nella società civile, per cui sarebbe sbagliato dire che non esista oggi una Verona "Lgbt – friendly". Ma al tempo stesso sul territorio sono presenti anche associazioni conservatrici e integraliste, che godono di appoggio presso le istituzioni. In settembre, ad esempio, per protestare contro l'approvazione alla Camera di una legge contro l'omotransfobia (che si è nel frattempo arenata) presso il palazzo della Gran Guardia si è tenuto un convegno che difendeva la libertà di dire che lesbiche, gay, bisessuali e trans sono persone malate, e tale convegno ha ricevuto non soltanto  la benedizione del Vescovo Zenti, ma anche il patrocinio di Provincia e Comune. Più di recente, sempre in Gran Guardia, e sempre con il patrocinio delle istituzioni, è stato ospitato Alexey Komov, un portavoce del Patriarcato di Mosca, che ha difeso le leggi di Putin contro la "propaganda omosessuale". Il Comune di Verona, del resto, non ha mai ritirato le mozioni approvate nel 1995, quando in seguito a un vergognoso dibattito in cui furono pronunciate frasi irripetibili, si schierò in difesa della famiglia naturale e contro qualsiasi riconoscimento giuridico per le coppie omosessuali. In città, come in tutta Italia ma forse un po' di più che nel resto d'Italia, è in corso, insomma, un conflitto sui diritti delle minoranze sessuali, in cui sono sicuro che l'Università possa giocare un ruolo importante.

 

E il nostro ateneo? Il prossimo anno proprio lei terrà un corso di Filosofia politica e sessualità. A quali obiettivi risponde la nuova proposta didattica?

L'attivazione del corso "Filosofia politica e sessualità" è esito di un percorso di cui sono felice e orgoglioso. Abbiamo da poco festeggiato il successo dell'Università di Verona nella classifica del sole 24 Ore: anche il gruppo di ricerca di cui faccio parte (assieme alla prof.ssa Adriana Cavarero, alla dott.ssa Olivia Guaraldo, al dott. Leonida Tedoldi) è arrivato primo in Italia nel settore degli studi Politici, a dimostrazione del fatto che gli studi femministi e gli studi gay, lesbici e queer che alcuni di noi praticano sono ritenuti strategici nel nostro settore scientifico-disciplinare. Non è però così nella maggior parte degli altri settori. Proprio per avviare una politica culturale di valorizzazione di questi studi, assieme ad altre colleghe e colleghi ho fondato presso il Dipartimento di Filosofia, Pedagogia e Psicologia il centro di ricerca PoliTeSse (Politiche e Teorie della Sessualità, www.politesse.it), a cui hanno aderito anche colleghi e colleghe di altri Dipartimenti e di altre Università. Il Centro ha come finalità non soltanto la ricerca interdisciplinare sui fenomeni della sessualità nella loro complessa relazione con i fenomeni del potere, ma anche la promozione dei diritti delle minoranze sessuali e la messa in discussione del modo tradizionale con cui l'Occidente ha pensato la politica (cioè secondo il punto di vista del maschio bianco eterosessuale proprietario). Questi stessi obiettivi caratterizzeranno anche il mio corso, che intende quindi porsi in continuità, oltre che in dialogo, con gli insegnamenti delle colleghe della Comunità di Diotima. Come sono riuscite a fare loro, vorrei che PoliTeSse riuscisse a rappresentare un luogo ibrido tra Ateneo e territorio, che fosse fautore di rinnovamento non soltanto all'interno dell'Università  di Verona, ma anche nella città di Verona dove c'è tanto lavoro da fare, ma dove – ripeto – non mancano le risorse.

 25.06.2014