Medici senza frontiere si racconta in un libro

L'organizzazione medico-sanitaria si presenterà nero su bianco agli studenti del dipartimento di Scienze della vita e della riproduzione.

“Esserci, operare, raccontare”. È questo il titolo dell’incontro organizzato da Medici senza frontiere in collaborazione con il Gruppo studentesco Eufrasia e la biblioteca Meneghetti. Giovedì 21 marzo, alle 18, nell'aula C degli Istituti biologici, sede del dipartimento di Scienze della vita e della riproduzione dell’ateneo scaligero, l’organizzazione mondiale medico-sanitaria presenterà il libro “Noi non restiamo a guardare. Medici senza frontiere nel mondo. Lettere e testimonianze” con la prefazione della scrittrice Dacia Maraini. All’incontro interverrà Brunilde Germani, medico chirurgo, operatrice umanitaria di Msf e coautrice del libro.

La realtà di Msf tra le pagine di un libro.Durante la serata saranno lette alcune delle quaranta lettere che raccontano nero su bianco emozioni, paure, speranze, dubbi e aspirazioni di uomini e donne che hanno deciso di mettere a disposizione il proprio lavoro e la propria vita per aiutare popolazioni in pericolo e colpite da calamità naturali. Un viaggio dall’Africa all’Asia e dall’Europa all’America Latina per scoprire e conoscere le crisi umanitarie di cui si parla sempre troppo poco.

Medici senza frontiere. Imparzialità, indipendenza e neutralità. Sono questi i punti di forza che caratterizzano la più grande organizzazione medico-sanitaria al mondo creata da medici e giornalisti in Francia nel 1971. L’impegno di Msf è di portare assistenza medica di qualità alle popolazioni in pericolo, a prescindere da razza, religione o credo politico, di operare in modo indipendente da qualsiasi agenda politica, militare o religiosa senza schierarsi in caso di conflitti armati. Oggi Msf fornisce soccorso umanitario in più di 60 Paesi a popolazioni la cui sopravvivenza è minacciata da guerre, epidemie, malnutrizione, esclusione dall’assistenza sanitaria o catastrofi naturali. L’organizzazione, che nel 1999 ha ricevuto il premio Nobel per la pace, si batte garantire a qualsiasi paziente un’assistenza di alta qualità rifiutando l’idea che alcuni abbiano diritto a cure di serie B. Il suo incessante lavoro ha contribuito ad abbassare il prezzo delle cure per l’Hiv/Aids e stimolato la ricerca e lo sviluppo di farmaci per la cura di malaria e di malattie dimenticate. Inoltre come testimone di violenze, atrocità e negligenze svolge anche un importante ruolo di denuncia sociale per portare all’attenzione generale una crisi dimenticata, per sensibilizzare l’opinione pubblica sugli abusi che si verificano lontano dalle prime pagine dei giornali, per criticare le inadeguatezze del sistema degli aiuti o per contrastare il dirottamento di aiuti umanitari per interessi politici.

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