Forme del paesaggio contemporaneo

Cinque artisti della scena fotografica veronese raccontano il territorio attraverso le immagini

Il  paesaggio come forma di rappresentazione della realtà. Una ricerca di cinque fotografi che hanno sviluppato accanto alle poetiche del vedere, anche profonde e acute testimonianze visive con cui misurarsi e su cui approfondire le tematiche del paesaggio, delle città e del territorio. È attorno a questi ambiti – paesaggio/uomo/ambiente –  e al ruolo delle arti e dei protagonisti che le interpretano, che si svolge a Verona, nella Galleria PH Neutro, in Via Mazzini 50, la mostra “Forme del paesaggio contemporaneo. Fotografie di Raffaello Bassotto, Luca Casonato, Giovanni Chiaramonte, Cesare Gerolimetto, Josef Rainer”, a cura di Enrico Gusella, Loredana Olivato e Daniela Zumiani.

Promossa dall’Università degli Studi di Verona, in occasione delle  giornate di studio Il paesaggio nelle arti” (Verona, 23 marzo e 20 aprile, Dipartimento TeSIS – Via San Francesco 22 ), la rassegna presenta una ventina di opere dei cinque affermati fotografi italiani che indagano luoghi e ambiti diversi del paesaggio e delle città. Di Raffaello Bassotto (Verona, 1946) sono, infatti, le fotografie di archeologia industriale, rappresentazione di una realtà che non esiste più, ma che vive nelle memoria e negli affetti di chi ha preso parte allo sviluppo industriale ed economico di un territorio. Le immagini relative alla rilevazione architettonica e industriale dell’area veronese testimoniano la presenza storica dei luoghi e del loro mutamento nel corso del  tempo. Si trovano, così, sia le immagini degli anni Ottanta tratte da “Memorie di un Paesaggio Industriale” che raffigurano l’interno dei magazzini generali a Verona durante la fase di demolizione, sia la foto di una cabina del telefono nella zona industriale scaligera come espressione di un oggetto fermo nel tempo ben rappresentato dal bianco e dal nero. Di Luca Casonato (SanDona di Piave, 1977) sono, invece, le fotografie relative a un progetto dedicato a Venezia o, meglio, alle Venezie presenti nel mondo. Così,  in mostra si possono ammirare alcune immagini del capoluogo lagunare scattate nel 2012 e altre dal titolo “The Venetian Macao” eseguite in Cina nel 2010. Le immagini riproducono punti di vista simili della realtà italiana e di quella cinese, ma sono accostate in modo da creare un doppio effetto di spaesamento nell’osservatore, che viene così simbolicamente invitato a riflettere sull’unicità o meno di Venezia e su quali siano gli elementi che la caratterizzino. Diversa, invece, l’indagine di Giovanni Chiaramonte (Varese, 1948), le cui immagini tratte dalla serie “Nascosto in prospettiva” rappresentano una ricerca legata alla contemplazione del paesaggio e  tutta “dentro la prospettiva d’impronta rinascimentale, secondo una sequenza delle armonie che strutturano forme e che creano asimmetrie architettoniche, tra colonne greche come nel tempio di Segesta, in un gioco di luci e ombre quale apoteosi dell’uomo e del suo antico ambiente, tra le rovine nella galleria dedicata a Giovanbattista Piranesi (1990), o a Geraci (1997), dove la collina sicula diventa espressione di un lirismo e di una poetica di singolare luminosità e profondità”. Di Cesare Gerolimetto (Bassano del Grappa, 1939), sono gli scatti dedicati alle città – Parigi e la comunicazione pubblicitaria nei palazzi, come nell’esempio in mostra – oppure ai paesaggi  in cui l’elemento dominante è la luce, che diventa quasi surreale, e dove l’atmosfera magica crea una visione onirica dello stesso paesaggio. Mentre, nelle  vedute aeree  – il centro storico di Verona, Giardino Revedin Bolasco a Castelfranco Veneto, Il Labirinto di Villa Pisani a Stra – o nelle riprese dall’alto, Gerolimetto immortala architetture e geometrie che sembrano scandire il tempo e il territorio, rendendo il quadro paesaggistico fonte di meditazione e partecipazione. A chiudere la pattuglia dei fotografi, è l’altoatesino Josef Rainer (Bressanone, 1970) che nelle sue opere struttura una serie di percorsi urbani, ma non solo, che diventano una sorta di tracciati, segmenti, attraversamenti e movimenti per una città o un territorio in divenire e dove le anonime figure umane diventano attori di una scena vitale – non solo concettuale – per una presenza su cui si focalizzano lo sguardo e le forme che contribuiscono a una rilettura dei paesaggi e delle città, coniugando in questo modo lo studio di discipline diverse: dall’urbanistica alla sociologia, dall’antropologia all’ecologia, formulando la costruzione di nuovi dispositivi di fruizione dello spazio.

Così, i cinque autori della scena fotografica veronese strutturano segni e forme della contemporaneità, per uno sguardo attento a cogliere motivi e idee di sviluppo, conservazione e trasformazione dei paesaggi e dei territori, i quali vedono sempre più minata un’identità delle forme e della vivibilità, la cui complessità  necessita di un’empatia volta a creare nuove progettualità, come ben testimoniano gli autori in mostra che proprio alle forme del paesaggio contemporaneo hanno voluto di dedicare il loro messaggio per un territorio e un mondo da conservare e valorizzare.