Oltre i campanilismi, fare sistema

Il Rettore interviene sulla questione Medicina a Trento e Bolzano

Sulla stampa trentina nelle ultime settimane è stato più volte ripreso il dibattito sulla cosiddetta vicenda “Medicina a Trento e Bolzano”. Il rettore dell’Università di Trento Davide Bassi, su “L’Adige”, ha sottolineato tutti gli aspetti fondamentali della questione, avviata ormai molti anni orsono e che, forse, arriva oggi per la prima volta a prendere corpo con l’istituzione di un comitato di studio ad hoc.
I punti fondamentali ricordati da Bassi sono almeno tre: il primo è di ordine programmatorio e riguarda il serio rapporto tra fabbisogno e costi delle facoltà di Medicina. Di diverso da quanto egli commenta, mi permetto solo di osservare che, in realtà, la futura carenza di medici sul territorio nazionale è solo presunta, in quanto l'attuale  numero di medici in Italia è di 4,2 %° abitanti contro una media europea del 3,2%°e che ogni anno l'Italia forma 5.000 specialisti mentre la Francia ne forma 4.800. Il tema quindi non è di formare più medici, ma di razionalizzarne l'impiego.
In Italia vi sono oggi 39 facoltà di Medicina: già troppe e troppo costose per l'economia universitaria; proprio questa è la ragione della riluttanza dei due Ministri citati a dar vita a nuove iniziative che inciderebbero pesantemente sul già critico bilancio del sistema universitario, su quello  dell'Università di Trento e probabilmente anche della Provincia.
Diverso dovrebbe essere il tema che, per quanto ci è dato di sapere, sarà oggetto dei lavori di questa commissione: si tratta di studiare il modo di valorizzare la sanità trentina e – sembra – altoatesina, con iniziative di formazione superiore e di ricerca che non siano semplicemente ripetitive di quelle già esistenti.
A progetti di questa natura il Rettore e il Preside di Medicina di Verona in numerose occasioni si sono dichiarati interessati e disponibili, soprattutto se esse avranno dimensione internazionale e saranno intraprese in collaborazione con le Università di Trento, di Bolzano, di Innsbuck e di Verona.
Colpisce molto negativamente – e ci si auguriamo si tratti di un equivoco – la segnalazione di una composizione di questo Comitato nella quale non compare l'Università di Verona. Di questa assenza ho chiesto chiarimenti al presidente della Provincia di Trento. Come è noto l’Università di Verona ha al suo attivo tanti anni di ottima collaborazione con l’ateneo di Trento e con la Provincia stessa, con apprezzati corsi di laurea in ambito sanitario, coinvolgimento nelle scuole di specializzazione dei loro reparti di cura , sostegno in alcuni importanti ambiti assistenziali specialistici.
Fare collaborazioni produce forza, moltiplicare i fin troppi campanili indebolisce ulteriormente il sistema.

Alessandro Mazzucco