Un momento dell'incontro

Infinitamente 2012. Facendoci fare un tuffo nell’antichità, Linda Napolitano e Rocco Ronchi ci hanno suggerito un’intrigante prospettiva da cui guardare il tempo.

“Intramontabile l’intuizione degli antichi sul concetto del tempo”, l’eredità del pensiero greco è sentita così da Linda Napolitano, docente di storia della filosofia antica all’università di Verona, e da Rocco Ronchi, docente di filosofia teoretica dell’università dell’Aquila.

Tempo oggettivo e tempo soggettivo. “Il presente – secondo Napolitano e Ronchi – è un “orizzonte da cui non si può mai uscire, diviene passato e futuro in kronos, eterno, inesorabile fluire del tempo del mondo”. L’occasione per la libertà umana però c’è, ci consola la Napolitano, e si dispiega nel Kairòs. Improvviso attimo vivifico, kairòs, offre l’opportunità di realizzare se stessi “nella perfezione della propria natura, lasciando così una traccia nel tempo divino”.

Il mito. “Al dio Kronos è dovuta, secondo la mitologia classica, la distinzione tra passato e futuro” ha spiegato la filosofa. Figlio di Gaia, dea terra, e di Urano, dio del cielo che per odio uccideva tutti i figli prima che vedessero la luce, egli mette fine a quella spirale di morte evirando il padre e dando origine così a un prima e un poi. Inizia il dominio di Kronos che, per non essere spodestato, a sua volta divora i figli e li imprigiona nel proprio esclusivo presente. Al posto del figlio Zeus una pietra lo trarrà in inganno facendogli vomitare gli altri figli. La fuga di Zeus e la liberazione dei suoi fratelli simboleggiano la costante tensione umana a sfuggire al fluire del tempo. L’uomo sa di dipenderne ma vuole distinguere dall’eternità la propria esistenza con l’arte e le opere per dar significato alla propria vita”.

La filosofia antica. Ed ecco allora la chance dell’uomo nel “kairòs, il momento opportuno” che si presenta con la fuggevolezza di un istante e che va saputo riconoscere, è un exaiphones, parola greca con cui gli antichi indicavano il carattere improvviso dell’intuizione. Già Aristotele parla di exaiphones, come dell’”attimo improvviso che induce nelle cose la quiete o il movimento facendole mutare”, ci rivela la Napolitano. “È l’istante che non sta in alcun tempo, l’illuminazione del vero, la percezione improvvisa del piacere puro, della vera felicità”. Kairòs è dunque inatteso perché produce un cambiamento repentino ma anche attimo fortunato da aspettare  e cogliere dopo uno sforzo. Per questo Aristotele considera il tempo in relazione ad una coscienza che lo pensa, all’anima.

I pensatori moderni. Kairòs come colpo, trauma dovuto al cambiamento. “Secondo Bergson nel senso comune la concezione della durata è spaziale, ossia l’attimo è come un punto discontinuo rispetto al flusso del tempo” . “Il presente – ha spiegato Ronchi –  è luogo dello scorrere del tempo, l’orizzonte entro il quale mi muovo e dal quale non posso prescindere”. Per Husserl passato e futuro sono dati nel presente come suoi modi, ma vi è un problema, il presente è sempre sospeso a un punto, che è l’attimo. L’exaiphones è tanto problematico poiché realizza il “thaumastòn, il meraviglioso”, ma anche l’angosciante.  Ronchi termina il suo intervento citando Freud, “l’istante è fuoriuscita dal presente ed è significativo per noi per la sua natura di trauma, accadimento cha porta a un cambiamento, di quale tipo non importa. La coscienza subentra dopo, al posto del colpo, come elaborazione di questa ferita, del trauma dell’istante, e ha in sé una potenzialità di miglioramento”.