Il tavolo di discussione

Presentato il libro di Panzeri e Viviani Schlein sulle difficoltà delle minoranze linguistiche

Un libro per indagare gli aspetti più significativi del plurilinguismo e i rapporti in Italia e in Europa tra le varie minoranze linguistiche e la loro tutela giuridica. “Lo statuto giuridico della lingua italiana in Europa” è il titolo del volume di Lino Panzeri, professore di Diritto pubblico dell'economia e Maria Paola Viviani Schlein, professoressa all'Università dell'Insubria, presentato alla facoltà di Lettere e filosofia sotto l'occhio attento di numerosi studenti.


L'incontro. I presenti, tra cui Alessandra Tomaselli, preside della facoltà di Lingue e letterature straniere, Francesco Palermo, professore di Diritto costituzionale e Giovanni Guiglia, docente di diritto alla facoltà di Economia dell'ateneo, si sono interrogati sui problemi della multiculturalità e della salvaguardia della lingua. “La ricerca linguistica – ha detto la Tomaselli – ha molto da dire ai giuristi, soprattutto per quanto riguarda la dialettologia e la minoranza. La varietà linguistica è importante, un concetto chiave. Gli statuti dovrebbero tutelare questa varietà e queste minoranze. Sono molto soddisfatta per una ricerca che stimolerà un dialogo tra mondo didattico e mondo scientifico, una collaborazione che deve portare ad un ritorno della didattica sulla scienza e della scienza sulla didattica”.

Il libro. Un testo che con taglio originale e innovativo apre le porte su un tema molto spesso trascurato dalla letteratura, concentrandosi su dei casi specifici molto interessanti, con forte presenza di minoranze linguistiche italiane: Croazia, Slovenia e Svizzera. Tre studi per capire in che direzione dovrebbe muoversi il legislatore, nella creazione di statuti che siano specchio di uno stato che tutela se stesso e la sua principale matrice di riconoscimento, la lingua, anche al di fuori dei propri confini. Un volume che, come ha detto Palermo “con ancora tanti interrogativi e problemi ancora da risolvere non può rimanere solo, deve portare a nuovi stimoli e nuove ricerche, nuovi approfondimenti e aggiornamenti”.