Paolo Conte

Enrico De Angelis racconta con il suo libro l'artista piemontese

«Tutto un complesso di cose – Il libro di Paolo Conte» (Giunti editore) è una corposa raccolta di informazioni  e contributi dedicati al cantautore piemontese. Una miniera di informazioni biografiche, una lunga striscia di pensieri dello stesso Conte, una discografia completa, una rara indagine sugli anni jazz dell'artista; ma anche disegni, riflessioni, poesie, parodie di autori come Roberto Benigni, Michele Serra, Gino Bartali, Vincenzo Mollica, Gino & Michele, Stefano Bollani, David Riondino, Hugo Pratt, Milo Manara, Sergio Staino, Altan, ecc. Il volume, appena pubblicato, è curato da Enrico de Angelis, giornalista e storico della canzone, responsabile artistico del Club Tenco. Gli abbiamo fatto qualche domanda.

 

Il suo è un lavoro di lunga data, risalente al 1989 e oggi rieditato e aggiornato. Cosa hanno portato oggi questi nuovi contributi? Com’è cambiata la percezione della figura di Conte negli ultimi 20 anni?
In effetti Paolo Conte ha vissuto una progressiva e interessante evoluzione artistica. Dal cantautore magari un po’ stonato e traballante degli anni ‘70 è passato ad essere un musicista tout court, ed è diventato sempre più evidente il suo interesse prioritario per la composizione, l’arrangiamento, la direzione musicale, la performance dal vivo. E’ definitivamente diventato quello che aveva sempre sognato: un “caporchestra”. I testi, di conseguenza, si sono asciugati, rarefatti, fino all’ermetismo: per lui, nella creazione, le parole arrivano dopo, in un secondo momento. Ma il miracolo è che, nonostante questo suo approccio soggettivo, i versi finiscono comunque per risultarci meravigliosi, folgoranti, poetici.


In che senso Paolo Conte può essere definito un “grande autore della letteratura contemporanea”?
La definizione è di Giampaolo Dossena, il grande compianto studioso di letteratura (nonché geniale esperto di giochi ed enigmistica, come lo stesso Conte del resto), e l’ho voluta mettere in epigrafe all’inizio del libro. Come dicevo prima, benché per Conte sia prioritaria la musica, l’esito finale della sua scrittura è straordinario, e può in effetti aprire alla “letteratura” uno spiraglio nuovo, diverso, in quanto connaturato all’essenza della canzone: ovvero sintetico, immediato per quanto sofisticato, musicale come un brano jazz, costruito per flash, per rimandi visionari, persino per anacoluti. Tutto sommato, la sua è una “letteratura” a cui non resta estranea la musica, il canto, insomma la natura della canzone.


“Uno spettacolo di arte varia” come questo può in un certo senso assomigliare a quelle che sono state le scelte artistiche della carriera di Conte?
Infatti non è che questa definizione si applichi alla sua arte ma viceversa: sono io che l’ho rubata a una sua canzone (“Via con me”) e l’ho utilizzata come sintesi finale della mia introduzione al libro, come il modo migliore per riassumere il suo talento (musica, scrittura, pittura, canto, attitudine scenica ecc) ma anche le sue stesse intenzioni, che – dice lui – restano quelle del saltimbanco, dell’intrattenitore che aspetta di riflettere un’emozione dal pubblico. E “uno spettacolo d’arte varia” è anche questo stesso libro, pieno com’è di disegni, foto e testi dai toni più diversi.


È raro che degli omaggi così sinceri e sentiti vengano tributati ad un autore contemporaneo e ancora in attività. Secondo lei per quale motivo?
Paolo Conte è stato un artista che, se ha impiegato del tempo ad arrivare al grande pubblico (a riempire l’Arena per esempio, o a farsi ascoltare in tutto il mondo), ha però incantato immediatamente gli intellettuali, i critici, i giornalisti, i fruitori di musica più attenti. E’ stato amato subito e senza riserve. Se numericamente gli estimatori sono cresciuti progressivamente, la qualità di quella stima e di quell’ammirazione si è rivelata subito e costantemente al massimo grado. Anche questo fenomeno vuole documentare il libro. L’originalità del personaggio, con cui ha sorpreso subito tutti, il suo mescolare registri alti e bassi, raffinatezza e immediatezza, linguaggi aulici e plebei (sia musicali che testuali), hanno fatto sì che le esternazioni a suo favore siano piovute con facilità, continuità e spontaneità.

Per maggiori informazioni: Giunti Editore