Cornaglia

Intervista a Giuseppe Cornaglia, docente di microbiologia dell'ateneo e presidente della European society of clinical microbiology and infectious diseases (Escmid)

Mentre continua l’epidemia di Escherichia coli in Germania, gli esperti della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive (Escmid) rilevanola necessità di una cooperazione concentrata fuori dai confini nazionali per affrontare non solo questa epidemia, ma anche quelle future. Abbiamo fatto il punto con Giuseppe Corgnaglia, docente di microbiologia dell'ateneo e presidente dell'Escmid.

Professor Cornaglia, quali sono le caratteristiche del batterio killer variante dell'Escheria Choli e perché è ritenuto così pericoloso?

E’ una variante rara di un batterio (l’Escherichia coli) altrimenti innocuo, che ha acquisito una particolare virulenza grazie alla produzione di una tossina nociva per l’organismo umano. La sua pericolosità è legata alla grave sindrome clinica che esso sta provocando in Germania.

Come si spiega questa sua mutazione e la sua elevata contagiosità?

Nessuno sa come questa variante si sia prodotta, e a tutt’oggi non si sa come sia iniziata la sua diffusione. Si pensa una contaminazione di vegetali (ma quali?) e il numero dei casi descritti potrebbe fare pensare che questo sia successo a un livello abbastanza alto della catena di distribuzione. Per ora, sembra escluso quasi sempre il contagio interumano, almeno nei casi studiati. A tutt’oggi niente fa pensare a un interessamento di vegetali prodotti al di fuori della Germania.

Come è possibile affrontare questa situazione sotto il profilo clinico e quale ruolo hanno gli antibiotici nella terapia?

Il trattamento clinico è complesso perché la sindrome è seria e si presenta in maniera multiforme. Si tratta in genere di pazienti che necessitano di cure intensive, spesso con supporto delle funzioni vitali. Sugli antibiotici resta aperto un grosso dibattito perché un’azione troppo drastica potrebbe effettivamente liberare in circolo una grossa quantità di tossina, rilasciata dai batteri uccisi. Ma pochi giorni fa un documento degli infettivologi tedeschi ha esortato a non rifuggire dall’uso di farmaci anche di recente generazione (chinoloni e carbapenemici) se le condizioni cliniche lo facessero ritenere necessario. Purtroppo, a complicare ancora di più le cose il batterio in circolazione presenta anche un certo numero di antibiotico-resistenze…

Al di là di questa ondata di allarme, in generale, quali consigli può dare per prevenire la possibilità di infezioni alimentari?

Qualunque allarmismo è assolutamente ingiustificato. Frutta e verdura vanno consumati normalmente purché si utilizzino le normali pratiche igieniche (lavarli con cura e se possibile sbucciarli). Occorre inoltre ricordare che la cottura elimina qualunque pericolo di questo genere.