Dalla pellicola "Donne senza Uomini"

Incontri sul tema della Videoarte; giovedì 19 maggio Annamaria Sandonà presenterà i lavori dell'artista iraniana Shirin Neshat

L'impulso creativo della Videoarte. La disciplina artistica di maggiore attualità nel panorama dei linguaggi espressivi contemporanei è protagonista assoluta in un ciclo di incontri ideato e promosso dalla Galleria dello Scudo di Verona e patrocinato, tra gli altri, dal dipartimento di Tempo Spazio Immagine Società dell'ateneo di Verona. Cinque appuntamenti con la Videoarte, racchiusi sotto il titolo di SCaRT e curati da Annamaria Sandonà, in calendario sino a venerdì 27 maggio nella Sala Convegni Unicredit di via Garibaldi 2.

"Shirin Neshat". Giovedì 19 maggio alle 17.30 Annamaria Sandonà, docente di Storia dell’Arte Contemporanea
dell'Università di Padova ripercorrerà la carriera artistica di Shirin Neshat. Neshat artista e filmaker, nata nel 1957 a Qazvin in Iran e residente a New York, attraverso il suo lavoro indaga il ruolo della donna nelle società islamiche contemporanee, con particolare attenzione a problematiche di natura sociale, politica e psicologica. Ha tenuto mostre personali in spazi pubblici e privati, tra cui il National Museum of Contemporary Arts ad Atene, lo Stedelijk Museum ad Amsterdam, la Serpentine Gallery a Londra, il Musée d’Art Contemporain a Montreal, il
Walker Art Center a Minneapolis, il Castello di Rivoli, Torino e la Kunsthalle a Vienna.

Videoarte in pillole. Nata dall’interazione con le innovazioni tecnologiche del secondo dopoguerra, la Videoarte stimola innanzitutto la riflessione sui rapporti tra impulso creativo e procedimento tecnico, già posti in evidenza nel 1936 da Walter Benjamin nel saggio fondamentale "L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica", in cui lo studioso tedesco affrontava le questioni legate all’unicità dell’opera, in apparente contrasto con la possibilità di riprodurla in più esemplari tramite la fotografia o il filmato. La Videoarte ottiene la consacrazione ufficiale nel 1968 in occasione della mostra The Machine as Seen at the End of the Mechanical Age organizzata da Pontus Hulten al MoMA di New York, cui si affianca, nello stesso anno, il progetto Cybernetic Serendipity realizzato all'Institute of Contemporary Arts di Londra da Jasia Reichardt con l’ausilio di esperti in ambito tecnologico e musicale. Oggi, tra i suoi principali esponenti in ambito internazionale, si annoverano Marina Abramović, Matthew Barney, Marie-Jo Lafontaine, Mariko Mori, Bruce Nauman, Shirin Neshat, Tony Oursler, Nam June Paik, Pipilotti Rist, Bill Viola, Wolf Vostell e, tra gli italiani, Vanessa Beecroft, Grazia Toderi, Francesco Vezzoli.