L'unione armonica fra testo e musica

Infinitamente 2011.Enrico De Angelis, giornalista e direttore artistico del Club Tenco, ha parlato delle canzoni perfette

“Le canzoni perfette sono quelle che rispondono in maniera più funzionale alle caratteristiche essenziali della forma-canzone, la principale delle quali è l'unione armonica fra il testo e la musica. Sopratutto là dove queste due si compenetrano per veicolare lo stesso contenuto”. Enrico De Angelis, critico musicale e storico della canzone d'autore, in un incontro che ha raccolto un pubblico numeroso ed entusiasta, ha parlato delle “canzoni perfette” attraverso ascolti, proiezioni e citazioni d'autore.

Tra musica e parole. Da Buscaglione a Modugno, da Macario a Bindi, da Paoli a Conte, fino a Gaber e De Andrè. In un alternarsi di musica e parole, De Angelis ha condotto l'incontro che ha affascinato e coinvolto il pubblico presente sin dalla prima canzone proposta, “Una sigaretta” di Fred Buscaglione. “Il tempo di fumare una sigaretta è il tempo che Buscaglione ha a disposizione per ricevere un sì o un no dalla sua amata. Ma il tempo della sigaretta è anche il tempo della canzone, l'identificazione è totale. La musica asseconda questo senso obbligato, del tutto soggettivo, di lentezza. L'atmosfera è, non a caso, fumosa. Immaginiamo che la scena si svolga al banco di un locale notturno, in un'epoca – la canzone è del 1959 – in cui il fumo costituiva un elemento fashion, mondano”.

Domenico Modugno, “Nel blu, dipinto di blu”. “Dopo un'introduzione pacata e un attimo di sospensione, arriva il grido liberatorio – “Volare” – che corrisponde perfettamente all'idea del volo. La canzone è un guizzo d'evasione, ma è anche una dichiarazione di potenza, di narcisismo, di vigore, di vitalità. Spesso però si trascura la seconda parte della canzone, quando dal volo, dal sogno si risveglia e torna alla realtà nel blu, non più del cielo ma degli occhi della sua donna. E allora il registro cambia in un sentimento quotidiano, sommesso, perfettamente rappresentato dal finale, inedito perchè in calando anziché in crescendo come si usava, cioè quel brevissimo e laconico 'Con te' “.

Il valzer di solito è infallibile, funziona sempre. In “Senza fine” è portato all'ennesima potenza. “ 'Il valzer – dice Gino Paoli, autore della canzone – ha una sua iterazione affascinante, perchè torna sempre nello stesso punto'. Senza fine, nella canzone, sono le mani della donna, ma tutta la canzone, nel suo insieme organico di parole e di musica, è senza fine perchè presenta questa circolarità. L'infinito ripetersi, dolce e mai ossessivo, di un amore. Sappiamo che le mani che Paoli voleva cantare sono quelle di Ornella Vanoni. Ha dichiarato lo stesso autore: 'La cosa che più mi affascinò di Ornella, quando la conobbi, erano le sue mani. Mani grandi, che potevano raccogliere tutto, che ti potevano proteggere, mani senza fine”.

Ancora Gino Paoli. “Con 'Il cielo in una stanza' si può dire che la canzone italiana raggiunge l'orgasmo. E' infatti, anche per dichiarazione dell'autore, la rappresentazione di un amplesso fisico, per di più collocato in una casa di tolleranza, eppure lirico, sublime. L'abbandono degli amanti è sottolineato dalle frasi lente, sommesse, dove la voce resta ferma in una zona molto limitata di altezza, come in una cantilena. Ma poi si aprono, decise, nel crescendo che si espande, ampio, quando la fantasia buca la stanza e vola verso organi, boschi e cieli infiniti. Siamo e restiamo dentro una stanza, ma la stanza perde le pareti. Subentrano gli alberi, ma gli alberi sono infiniti, il soffitto diventa un cielo, l'armonica diventa un organo. Il cielo in una stanza, appunto”.

Paola Conte, “Dal loggione”. “E' il vagheggiamento di una donna adorata, intravista dal loggione, in teatro, durante un concerto. Gli spettacoli sono due: quello che sta andando in scena e il gioco di sguardi tra l'uomo e la donna. Il concerto è il pretesto dell'incontro, ma è anche ciò che li separa. Parallelamente al vagheggiamento della donna, procede il vagheggiamento della musica a cui si sta assistendo, che trova riscontro nella musica stessa della canzone che si sta cantando. E' attraverso la musica che i due si incontrato. Addirittura, durante il ritornello, la musica prende quasi il posto di lei nell'animo del protagonista. Alla fine l'incontro galante è anche tra il musicista e la sua musica”.