una delle immagini del libro

Alla Società letteraria è stato presentato il libro fotografico "Guidavamo così"

È stato presentato venerdì pomeriggio alla Società letteraria “Guidavamo così”, il libro di Danilo Castellarin che racconta un’epoca ormai lontana attraverso quasi duecento immagini seppiate. Erano presenti all’incontro in Letteraria anche la presidente Daniela Brunelli, i giornalisti Giuseppe Brugnoli e Paola Azzolini, il direttore dell’Aci Verona Giuseppe Pottocar, Luciano Nicolis e Alberto Calzavara.

Il c’era una volta dell’automobile. Danilo Castellarin ha tratteggiato in 14 capitoli amarcord la Verona di un’epoca ormai lontana. Quella degli anni cinquanta e sessanta, quando il traffico era quasi inesistente e così pure i dispositivi di controllo delle auto. Il suo libro contiene quasi duecento foto in cui, insieme ai primi veicoli a motore. “Si vedono giovani donne paffute e poco truccate ma, proprio per questo, molto belle – ha detto Paola Azzolini introducendo l’autore – donne in posa vicino ad una Seicento o sedute dietro al fidanzato su una Lambretta in piazza Bra”.

Le foto. Le immagini seppiate nel volume sono tantissime e, durante la presentazione, Castellarin ha voluto regalare ai presenti un filmato che ne conteneva molte, legato da musiche retrò che aiutavano ad immedesimarsi in un tempo ormai lontano. Molte delle persone intervenute alla presentazione del volume, infatti, hanno donato ritratti di famiglia vicino alle prime auto che circolavano a Verona. Le fotografie, molte delle quali sono state fornite anche da Pottocar, mostrano non solo auto incredibilmente più piccole di quelle che si vedono circolare oggi, ma anche filobus, vespe e autobus dei tempi che furono insieme ai volti di chi quei tempi li ha vissuti davvero.

Ieri e oggi. “Sfogliare questo libro – ha raccontato Brugnoli – è emozionante perché lega parole e immagini che permettono anche a chi non è veronese di apprezzare la lentezza che connotava la nostra città nel secolo scorso”. Questo libro permette di ammirare l’enorme cambiamento dei costumi ma anche di vedere la singolare contrapposizione tra la frenesia odierna e la calma con cui la vita scorreva ieri. Una calma che abbiamo perduto ma che possiamo ancora apprezzare nei racconti sulla vita di quegli anni che il libro contiene. Anni in cui l’auto era happy car e il traffico era lento e lasciava il tempo per guardarsi intorno e apprezzare la città, l’ora dell’aperitivo e le gite fuori porta della domenica. È quasi un paradiso perduto quello testimoniato da questo libro, dove la guida era un modo per scoprire territori inesplorati e una possibilità per conoscere gente nuova. Quando guidare era avventura, fascino, talvolta mistero, ma tedio mai.