Roberto De Mattei e Sergio Noto nell'aula Messedaglia

A parlarne Roberto De Mattei vicepresidente del Consiglio nazionale delle Ricerche

L’aula Messedaglia della Facoltà di Economiaha ospitato una conversazione con Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, coordinata e presentata da Sergio Noto, docente di Storia delle imprese e del commercio dell'ateneo.

Le tesi. “Credo alla Bibbia e non a Darwin”. Con queste parole De Mattei ha esordito e stupito gran parte degli scienziati presenti. È un seguace del creazionismo, quella corrente di pensiero che ritiene che l’Universo, la Terra, l’uomo siano stati creati dalla Causa Prima, cioè Dio. “L’evoluzionismo si fonda sulla commistione tra tesi scientifiche e filosofiche e la sua validità è indimostrabile empiricamente, mentre è certo che l’esistenza di Dio fa parte della scienza in quanto parte della ragione e in quanto concetto filosofico”. De Mattei si è detto “creazionista in nome della ragione, non della fede”.

Uno contro tutti. “Cosa può dirci del suo rapporto con la comunità scientifica?” ha chiesto Noto. “Io sto agli scienziati di oggi come Galileo stava al mondo scientifico del suo tempo quando parlò per la prima volta di eliocentrismo”, ha risposto De Mattei. Per lo studioso, è talmente evidente la verità delle sue parole e l’irrazionalità della tesi evoluzionista che non si dovrebbe neppure discuterne. “In più di cento anni dalla scomparsa di Darwin nessuno, e dico nessuno, è riuscito a portare una sola prova empirica a favore della tesi che l’uomo derivi dalla scimmia. Non è credibile che ci sia un evoluzionismo di questo tipo. L’unica forma di evoluzione concepibile è quella interna agli organismi”.

Il principio di causalità. “Il più non può venire dal meno – ha spiegato De Mattei – per cui le domande sull’origine dell’uomo e dell’Universo non possono avere una risposta dagli studi scientifici. Siccome non è possibile – secondo lo studioso – che il Nulla abbia prodotto l’Essere, la nostra presenza contraddirebbe il Nulla e giustificherebbe la presenza di Dio”.