Bosnia: tra solidarietà interculturale e intolleranza

Venerdì 25 marzo, ore 16, aula T2 del Polo Zanotto una tavola rotonda promossa dal Gruppo Radici dei diritti dell’ateneo

“Bosnia: tra solidarietà interculturale e intolleranza” è il titolo della tavola rotonda organizzata dal Gruppo Radici dei Diritti dell’università di Verona in collaborazione con l’associazione One Bridge to Idomeni, che opera da tempo in Bosnia con propri volontari, in programma venerdì 25 marzo, alle 16 nell’aula T2 del Polo Zanotto.

L’incontro, patrocinato dall’università di Verona, intende affrontare la complessità della questione dando spazio a più voci e inserendo la riflessione in una prospettiva europeista. L’evento sarà aperto dall’esecuzione di musiche balcaniche a cura dalla Sezione musicale dell’Associazione culturale bosniaca Stećak Aps di Verona, a cui seguiranno gli interventi di saluto e introduzione di Olivia Guaraldo, delegata del rettore al Public engagement, Cristina Antonina, del Gruppo Radici dei Diritti, e Giulio Saturni a nome di One Bridge to Idomeni.

La tavola rotonda, introdotta e moderata da Renato Camurri, docente di Storia contemporanea dell’ateneo scaligero, vedrà la presenza di Ahmed Tabaković, imam principale della Comunità islamica dei bosniaci in Italia, di Igor Kožemjakin, cantore della sinagoga di Sarajevo e di Davide Denti della Direzione generale della Politica di vicinato e dei negoziati di allargamento della UE.

“A trent’anni dallo scoppio della guerra che ha condotto alla dissoluzione della ex Jugoslavia è necessario aprire uno spazio di analisi e riflessione sul cuore dei Balcani”, spiegano gli organizzatori dell’incontro. “La Bosnia ha visto in tempi recenti la ripresa di posizioni nazionalistiche che raccontano il conflitto degli anni Novanta e l’attualità come il necessario portato di differenze etniche e culturali che ancora oggi attraversano il Paese. Con questo incontro si vuole dare voce a chi ci mostra invece una Bosnia che è anche terreno di solidarietà interculturale da molto tempo. Va, inoltre, ricordato come durante l’occupazione nazista del territorio la comunità musulmana sia stata di grande aiuto agli ebrei presenti nel paese e Sarajevo non sarebbe resistita al più lungo assedio dalla Seconda guerra mondiale se i cittadini non avessero saputo agire insieme”. 

La Bosnia attuale conosce la diaspora dei suoi cittadini più giovani che lasciano un paese che sembra offrire loro poche prospettive mentre i migranti camminano lungo la Rotta balcanica, aprendo ulteriori scenari di difficoltà che possono dare spazio alla ripresa dei nazionalismi. 

In un momento così drammatico per l’Europa il dialogo tra le diverse comunità è la strada maestra per un futuro di pace.