Imprese tradizionali e bit nel Veneto e a Verona: uno sguardo al futuro

Nel webinar andato in onda giovedì 19 novembre si è parlato dell’innovazione tecnologica delle imprese

L’innovazione tecnologica delle imprese è stato il tema al centro della videoconferenza “Amarone, calze e pochi bit” su cui lo scorso 19 novembre si sono confrontati accademici e rappresentanti del mondo delle imprese. L’appuntamento, inserito nel ciclo di conferenze “L’economia veneta nell’epoca del Coronavirus. Una pandemia che viene da lontano?” è stata promosso dal dipartimento di Scienze economiche di ateneo. 

A fare gli onori di casa è stato Roberto Ricciuti, docente di Politica economica dell’ateneo.  “L’economia veronese – ha spiegato – vanta eccellenze a livello mondiale in numerosi settori tra cui quello del vino, dell’agroalimentare e della moda. Un sistema che ha creato ricchezza e benessere per la città e la provincia. Di fronte a un mercato di prodotti che non hanno possibilità ulteriore di espansione, data anche la situazione di emergenza sanitaria che, è ormai anche emergenza economica, quello che serve alle aziende veronesi, in linea con il resto del nostro Paese, è un maggiore investimento in innovazione tecnologica e digitalizzazione. Questa è la chiave di volta  per fare in modo che il sistema Verona continui ad essere florido e generare reddito e benessere”.

Ha quindi preso la parola Federico Furlani, direttore della Simem un’azienda tradizionale di macchinari per costruzioni fortemente internazionalizzata. “Oggi c’è una confluenza di rivoluzioni: sanitaria, ambientale e digitale quest’ultima ha subito una forte accelerazione con la pandemia. Ogni modello di business va ripensato, dal panificio artigianale alla multinazionale». Furlani ha concluso facendo alcuni esempi che Simem ha adottato quale la teleassistenza da remoto per monitoraggio degli impianti, i pc connessi in cloud per una maggiore condivisione informativa e l’utilizzo di energia eolica per migliorare la qualità del lavoro.

Giancarlo Corò, professore associato di economia applicata all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha chiuso il tavolo di discussione delineando un quadro relativo a Verona riguardo ai settori che il Covid-19 ha messo in ginocchio, tra cui spiccano il settore del turismo e della ristorazione e tessile ed abbigliamento.

Prossimo appuntamento. La rassegna di webinar proseguirà il 26 novembre alle 17.30 con “La grande malata della spesa pubblica. Le istituzioni culturali e la crisi degli investimenti”. Prenderanno parte all’incontro Stefano Baia Curioni, docente di Storia economica all’università Bocconi di Milano, Cesare Galla, critico musicale e giornalista, Riccardo Nencini, senatore e presidente della commissione Istruzione pubblica e beni culturali, e Francesca Rossi, direttrice dei Musei civici di Verona. La partecipazione è libera previa registrazione sulla pagina dedicata e sarà visibile via Zoom o in diretta sulla pagina Facebook di Ateneo, dove sono disponibili anche le registrazioni degli incontri precedenti.