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Sabato 10 ottobre si è tenuta la giornata mondiale della salute mentale. Focus sugli ultimi progetti coordinati dalla Sezione di Psichiatria dell’Università di Verona

La salute mentale è uno dei settori più trascurati della salute pubblica. Quasi 1 miliardo di persone convive con un disturbo mentale, 3 milioni di persone muoiono ogni anno per il consumo dannoso di alcol e una persona muore ogni 40 secondi per suicidio. E ora, miliardi di persone in tutto il mondo sono state colpite dalla pandemia Covid-19, che sta avendo un ulteriore impatto sulla salute mentale delle persone.

Ed è per questo che l’Organizzazione mondiale della sanità, insieme alle organizzazioni partner, United for Global Mental Health e la Federazione mondiale per la salute mentale ha proposto come tema della Giornata mondiale della salute mentale 2020 dello scorso 10 ottobre, lo slogan “Salute Mentale per Tutti: Più investimenti, più accessibilità alle cure”, chiedendo un massiccio aumento degli investimenti nella salute mentale. Questa giornata vuole anche essere un’opportunità per il mondo di riunirsi e iniziare a porre rimedio alla storica negligenza della salute mentale e all’acquisire consapevolezza che le possibilità di risposta sono ostacolate cronicamente da un insufficiente investimento nella promozione, prevenzione e cura della salute mentale già da molti anni prima della pandemia.

Un gruppo veronese di clinici e ricercatori dell’università di Verona e dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata che opera nell’ambito della salute mentale, coordinati da Mirella Ruggeri – ordinario di Psichiatria e direttrice della Unità operativa complessa di Psichiatria –  ha scelto di onorare la Giornata Mondiale della Salute Mentale mettendo al centro la Scuola con la tematica della prevenzione e della promozione della salute mentale nel contesto scolare.

Il magnifico rettore Pier Francesco Nocini sottolinea l’intenzione per i percorsi formativi dell’università di Verona a favorire  crescenti investimenti ed attenzione a coniugare le competenze tecniche che gli studenti svilupperanno durante i vari corsi universitari con un processo psicologico ed emotivo che possa consentire loro una piena maturazione non solo professionale ma anche un arricchimento caratterizzato  da competenze personali che possano favorire equilibrio e benessere psichico.

“I sistemi di istruzione e formazione nelle società complesse svolgono una funzione centrale – sottolinea Stefano Quaglia, già dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale e ora preside dell’istituto “Lavinia Mondin” – La fase formativa di base copre non meno di 12 anni in tutti i Paesi dell’Occidente, il post secondario arriva a occuparne fino ad altri 12 anni (pensiamo alla formazione di un medico o di un Ingegnere), così che la fase formativa (se inizia a 6 anni e comunque, in genere, già preparata da tre anni di scuola dell’infanzia) si sovrappone per almeno un terzo al tempo di vita delle persone. Una fase lunghissima, nella quale si intrecciano crescita fisica e psichica, configurazione culturale e specializzazione scientifica. Non è da meravigliarsi se negli ultimi 20 anni nel mondo della scuola e dell’università si sono visti in continuo aumento i fenomeni di disagio, di inquietudine e di malattia. Evidentemente dobbiamo ripensare il sistema formativo e renderlo adeguato a una massa di giovani scolarizzati, quale mai si era registrata in passato. Scuola, esigenze della vita individuale, conflittualità familiare e problematiche sociali si sono shakerate in un cocktail rivelatosi esplosivo per la stabilità nervosa non solo di studenti e genitori, ma anche per docenti, personale ammini­strativo e dirigente. Pensare alla “mente” come obiettivo di attenzioni culturali, psicologiche e mediche è ormai una necessità strutturale del sistema sociale. Studi clinici e pratica didattica sono chiamati a una solidarietà ormai ineludibile. Non pensiamo solo alla cura, ma a “creare salute” in organizzazioni “attente” alla persona e alla sua evoluzione culturale, psicologica e umana nel lungo periodo della sua crescita”.

“Intendiamo favorire ulteriormente il lavoro di promozione nelle scuole – sottolinea il presidente del Rotary di Verona Est Franco Vinci che ha supportato il progetto – è importante che le associazioni veronesi siano solidali e attive per investire sul benessere psichico delle famiglie e dei giovani sin dalle prime età della vita e fino alla prima età adulta, con una particolare attenzione al contesto scolare”.

La scuola è un sistema complesso nel quale convergono molteplici interessi, nel quale si confrontano esigenze diverse e diversi sono gli attori protagonisti.  “Un sistema che è specchio di una società e punto di osservazione privilegiato – rileva Albino Barresi, dirigente Uat VII Verona – dove quindi emergono attraverso i bambini, i ragazzi e i giovani sia i traguardi positivi e le potenzialità esistenti, sia le difficoltà, i limiti ed i rischi attuali o cui si andrà incontro nel sistema sociale in un certo momento storico. Da sempre chi è in prima linea nella scuola si adopera per accompagnare la crescita dei giovani con la consapevolezza del ruolo, ma nell’attuale realtà sociale complessa e “fluida” c’è urgente bisogno di “aggiornare le strategie”, di avere risorse per creare ancora di più cooperazione e  solidarietà tra più soggetti professionalmente  distinti in grado di contribuire con la propria competenza ad un’ azione sistematica ed efficace che garantisca una crescita sana ed armoniosa delle giovani generazioni che passi anche attraverso la cura del benessere psichico oggi troppo spesso minato.

In quest’ottica – conclude Barresi – il progetto di prevenzione e promozione della salute mentale “Costruire e Proteggere il futuro” proposto dall’università e Aoui e realizzato in alcune scuole, si colloca come sperimentazione di una collaborazione con l’università che potrà in futuro strutturarsi per fornire progressivamente, a partire dalle prime fasi di scolarità, gli strumenti necessari utili al conseguimento del benessere psichico. La giornata del 10 ottobre ci ricorda e ci impone di investire nell’educazione alla salute mentale per formare un adulto consapevole e responsabile verso se stesso e verso gli altri e quindi di investire con risorse nella scuola e nella cooperazione tra attori diversi e professionalmente competenti”.