Salute respiratoria tra ricerca e prevenzione

A Verona il primo congresso internazionale sulle grandi indagini di popolazione in Italia ed Europa

Asma e rinite allergica sono fortemente aumentate in Italia nell’ultimo decennio. In particolare a Verona, dove l’incidenza dell’asma è passata dal 4,1% al 6,6%, mentre la rinite allergica ha registrato un incremento dal 17 % al 24,2%. Ad affermarlo sono i dati delle ricerche condotte dal Sems, Sezione di Statistica Medica ed Epidemiologia dell'università di Verona che, in collaborazione con l’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri, l’Associazione Italiana di Epidemiologia e la Società Italiana di Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica, hanno organizzato a Verona il “Primo congresso internazionale sulle grandi indagini di popolazione italiane ed europee sulla salute respiratoria”. Specialisti in allergologia, pneumologia, medicina interna, cardiologia, pediatria e ancora biologi, farmacisti, epidemiologi, igienisti, ricercatori ed esperti di sanità pubblica si sono dati appuntamento nella città scaligera per fare il punto sui principali risultati dei più corposi studi epidemiologici sulla salute respiratoria di bambini e adulti condotti in Italia e in Europa. L’evento è stato realizzato grazie al coordinamento scientifico di Roberto de Marco, direttore del Sems, Andrea Rossi, pneumologo di ateneo e di Giovanni Viegi, direttore dell’Istituto di biomedicina e di immunologia molecolare del Cnr di Palermo.

 “Il convegno – spiega de Marco – nasce perché, nonostante le attuali conoscenze, le autorità, i professionisti sanitari e l’opinione pubblica non sono ancora completamente a conoscenza dell’impatto sociale e sanitario delle patologie respiratorie. La ricerca deve fare ancora molti passi in avanti per capire quali siano i fattori genetici e ambientali maggiormente interessati nel determinare il rischio di ammalarsi e la gravità della patologia”.

“Lo scopo del meeting – ha affermato Viegi – è infatti dare un messaggio importante: per studiare bene la storia naturale delle malattie respiratorie bisogna fare ampi studi sulla popolazione, su campioni che siano rappresentativi della realtà. Ciò richiede molto tempo, ma ci garantisce risultati affidabili”.

Smog e malattie a Verona. Secondo i ricercatori del Sems “Verona, come le altre grandi città della Pianura Padana, si caratterizza per un elevato livello di inquinamento ambientale. Ossidi di azoto e polveri sottili, che si producono in grande quantità a causa di un elevato livello di traffico veicolare (l’Italia è seconda dopo il Lussemburgo, in Europa, per numero di auto possedute per abitante), delle attività industriali e delle emissioni domestiche, tendono a rimanere “intrappolati” al suolo a lungo per le caratteristiche della Pianura Padana e la scarsa ventilazione. Per questo ci occupiamo di analizzare il legame che esiste tra inquinamento atmosferico e salute respiratoria e abbiamo aperto la ricerca anche ai fattori genetici che, come quelli ambientali, hanno un ruolo nello sviluppo e nell’evoluzione di tali patologie”.

Il team di ricerca scaligero, un’eccellenza a livello nazionale, da oltre vent’anni si occupa di studiare la diffusione e i fattori di rischio delle più comuni patologie respiratorie croniche, quali l’asma, la bronchite cronica, la broncopneumopatia cronica ostruttiva e la rinite allergica. Roberto de Marco è coordinatore nazionale dell’Ecrhs, la più importante indagine europea sulla salute respiratoria e coordina indagini nazionali sul ruolo dei geni e l’ambiente sulla salute respiratoria. Inoltre, il gruppo di epidemiologia ambientale di ateneo, coordinato da Alessandro Marcon, ricercatore di Statistica medica si occupa da oltre dieci anni della valutazione dell’impatto sulla salute dell’inquinamento industriale, con importanti indagini epidemiologiche condotte sia a Verona che nel mantovano.

“Quando una malattia è molto diffusa – ha aggiunto Andrea Rossi – non la si può affrontare con la cosiddetta medicina di aspettativa, ma piuttosto con quella di iniziativa. Per questo è necessario spostare l’attenzione di medici e autorità su questo secondo fronte, al fine di attuare piani sociali precoci e di prevenzione”.

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23.10.2014