Brasile 2014, com’è cambiato il calcio

Intervista a Federico Schena, docente di Metodi e didattiche delle attività sportive, all’indomani del Mondiale

Il Mondiale è finito e la Germania è Weltmeister. Tra l’uscita, dopo appena due partite, della Spagna, campionessa in carica, le sette reti rifilate dai tedeschi al Brasile in quello che è stato ribattezzato il “Mineirazo”, squadre come Costa Rica e Uruguay, su cui nessuno avrebbe scommesso all’inizio, e che invece sono state la vera rivelazione del Campionato, ci si accorge che il calcio è davvero cambiato. La competitività delle squadre è aumentata a livello globale e i talenti, da soli, non bastano più a sollevare le sorti di squadre a cui manca la giusta preparazione fisica e lo spirito di gruppo. Ne abbiamo parlato con Federico Schena, docente di Metodi e didattiche delle attività sportive.

Professore, un giudizio complessivo sul Mondiale

Il calcio è diventato uno sport in cui non ci sono più squadre di eccellenza e altre ancora in fase di sviluppo: tutte le squadre sono competitive a livelli molto simili. Ritengo che sia un bel segnale per uno sport che ormai ha raggiunto una maturità, una qualità e una competitività in ogni zona del mondo. Un fenomeno legato anche al fatto che i giocatori non sono più fortemente limitati dalla nazione di origine, i migliori giocano comunque nei campionati di alta qualità. Questa globalizzazione del talento fa sì che i calciatori,  rientrando nel proprio Paese , alzino il livello di competitività delle squadre nazionali. Altra considerazione: le modifiche al regolamento che prometteva questo mondiale, dall’innovazione tecnologica sulla linea di porta che evita il problema del gol-non gol, allo spray evanescente con cui gli arbitri fanno rispettare la distanza della barriera durante i calci di punizione, ai brevi timeout durante la gara per permettere ai giocatori di rifiatare visto l’altissimo tasso di umidità, non hanno inciso come ci si aspettava, e non potranno farlo fino a quando non saranno applicate in modo sistematico.

Un giudizio anche sulla Germania che si conferma fra le prime al mondo anche a livello calcistico.

La vittoria della Germania è stata un successo di squadra, del gruppo.  I giocatori, molti dei quali giovani talenti ma non ancora campioni affermati, sono stati capaci di adattarsi a un piano di gioco molto preciso e una programmazione intelligente e coerente, iniziata già nel 2004 con Klinsmann, e rilanciata con grande bravura dal tecnico Loew. Nonostante la Germania sia stata la squadra più pragmatica e divertente del Mondiale, credo che non sia in grado di dare continuità a risultati di questo livello assoluto.   Mi aspetto che continuerà a fare bene, questo sì, ma non sono convinto che continuerà a vincere. E’ possibile invece che vincano altre squadre che hanno calciatori di qualità migliore, ma che in questo mondiale si sono trovati a giocare in squadre senza compattezza mentale e con preparazione fisica approssimativa.

Prima squadra europea a vincere in Sud America. È il segno del cambiamento di tempi, il risultato di una buona preparazione fisica e di un gioco di qualità?

Se analizziamo le fasi eliminatorie in realtà anche in Brasile le squadre sudamericane hanno fatto meglio delle europee. A mio avviso questo è stato il mondiale delle non europee. Sono state subito eliminate  nazioni con popolazioni superiori ai  60 milioni e sono passati Paesi con meno di 5 milioni di abitanti come Uruguay e Costa Rica. Le squadre del Sud America hanno preparato benissimo questo mondiale e i risultati nel complesso si sono visti, anche se è mancato l’acuto finale.

La sorpresa del Mondiale e  il miglior giocatore?

Non ho trovato il ‘giocatore’ del Mondiale. Secondo me nessuno ha dato un’impronta personale, nessuno ha lasciato il segno. Se c’è una rivelazione credo che possa essere la Costa Rica, una squadra che ha fatto molto più di quanto ci si potesse attendere.

Cosa pensa delle precoci eliminazioni di pezzi grossi come l’Inghilterra, favorite come  la Spagna e delle clamorose sconfitte finali del Brasile?

Sono squadre ricche di campioni e non sono certo tramontati i calciatori di qualità. Semplicemente chi li ha preparati lo ha fatto male. E questo vale per Inghilterra, Spagna, Italia e Brasile. Queste squadre hanno fatto  diversi errori di preparazione, per ragioni diverse. Il calcio globale non ti permette di vivere di rendita, né sulle spalle di singoli talenti. Poi, se manca il campione in grado di risolverti la partita in qualsiasi momento, devi contare su un po’ di fortuna. E chi non l’ha avuta, è uscito prima del previsto oppure ha fallito l’appuntamento clou.

25.07.2014