Verona e l'eccellenza della ricerca nel campo della depurazione delle acque reflue

In vista del convegno internazionale Ecostp, abbiamo fatto il punto con il ricercatore Francesco Fatone sui progetti di ricerca attuali e futuri del settore

Tutto è ormai pronto per EcoSTP2014-Ecotechnologies for Wastewater Treatment”,  l’evento mondiale dedicato al trattamento delle acque reflue che dal 23 al 27 giugno porterà a Verona i maggiori esperti del settore. Abbiamo fatto il punto con Francesco Fatone, ricercatore di Impianti Chimici dell'Università di Verona che insieme al Politecnico di Milano sta organizzando l'evento.

Fervono i preparativi in vista di Ecostp. Quale clima si respira nei vostri laboratori?

Sono giorni di febbrile attività ed entusiasmo. La conferenza ecoSTP2014 sarà anche occasione perché centinaia di delegati da tutto il mondo conosceranno il nostro team veronese. E’ bello vedere come anche i nostri studenti, tirocinanti e tesisti, percepiscano questa importante occasione internazionale come unico momento di crescita, dove potranno interagire  personalmente con ricercatori che fino ad oggi sono solo nomi su papers o volti su siti web.

Verona rappresenta un’eccellenza nella ricerca in campo della depurazione delle acque reflue. Quali sono i lavori e le collaborazioni appena conclusi?

Considerando solo i programmi di finanziamento dell’Unione Europea, negli ultimi 10 anni il gruppo di Ingegneria dell’Ambiente e dei Bioprocessi di Verona ha condotto SETTE progetti, tra FP6, FP7, LIFE+ ed Intelligent Energy. Questo testimonia come Verona sia inserita nei principali network europei, ma collaboriamo anche con gruppi cinesi, brasiliani, statunitensi ed australiani. Da poco abbiamo concluso attività pilota sul recupero di idrogeno e metano da fanghi di depurazione e scarti agroalimentari, solo per citare l’ultimo progetto europeo FP7.

Si parla spesso di quali ricadute può avere la ricerca accademica nella società civile. Tra i lavori che avete appena portato a termine con successo c’è quello di riuscire a ricavare bioplastiche, con cui ad esempio si possono realizzare i comuni sacchetti, proprio dalle acque di scarico. Come siete arrivati a questo risultato e quale importanza ricopre?

Come spesso accade, studiando altro abbiamo osservato fenomeni interessanti. Ci stavamo occupando, nell’ambito di un progetto di ricerca pilota presso il depuratore di Carbonera (TV) in collaborazione con l’azienda Alto Trevigiano Servizi, dell’applicazione di nuovi processi biotecnologici per recuperare il fosforo dalle acque reflue. Il fosforo è una risorsa minerale non rinnovabile, diminuisce in disponibilità perché la sprechiamo, e dovremmo recuperarla e non scaricarla in acqua, dove può provocare inquinamento.

 I risultati sul recupero di fosforo ci stavano soddisfacendo molto, ma in parallelo abbiamo scoperto che i batteri che avevamo automaticamente selezionato, partendo dai comuni fanghi attivi del depuratore, riuscivano a immagazzinare ingenti quantità di biopolimeri, partendo dalla sostanza organica contenuta nei fanghi di depurazione. Pertanto, abbiamo studiato il fenomeno, e l’abbiamo ingegnerizzato in una filiera impiantistica. I biopolimeri recuperabili possono avere diverse applicazioni, dai sacchetti biodegradabili al plasticizzante per il Pvc.

Recuperi come questo possono segnare il vero passaggio dalla “linear economy” alla “circular economy”. D’altra parte, molto più semplicemente, possono creare un “green business” della materia recuperata, economicamente vantaggioso per il gestore del servizio idrico integrato, dunque per tutti i cittadini/utenti del servizio.

Quali i progetti di ricerca per il futuro?

Già nelle prime call di Horizon2020 abbiamo presentato 5 progetti, e speriamo di essere finanziati: ottenere finanziamenti europei in ambito Horizon2020 è estremamente competitivo. Riguardo alla depurazione delle acque reflue, ci stiamo occupando di risparmio energetico negli impianti di depurazione, approfondendo e applicando nuovi bioprocessi ecosostenibili, e coinvolgendo aziende del territorio nelle nostre partnership europee. Inoltre, stiamo studiando l’impatto della depurazione delle acque reflue sui cambiamenti climatici, focalizzando l’attenzione su processi biotecnologici che emettono meno gas ad effetto serra. Infine, il recupero di biogas e biometano da reflui e scarti organici, e la rimozione di contaminanti emergenti dalle acque reflue.

Ascolta l'intervista ad Aleksandra Jelic

16/05/2014