Il "Consolidamento della finanza pubblica ed equità tra le generazioni: il caso dell'Italia"

Sul Wall Street Journal il working paper di due ricercatori del dipartimento di Scienze economiche

La generazione perduta. Una fotografia spietata quella che due ricercatori del dipartimento di Scienze Economiche dell’università di Verona hanno realizzato. Spietata ma, numeri alla mano, inattaccabile. Tanto precisa e dettagliata da meritare l’apertura dell’edizione europea del Wall Strett Journal. L'obiettivo della ricerca condotta da Veronica Polin e Paolo Pertile, entrambi giovani ricercatori dell’ateneo scaligero, in collaborazione con i colleghi della Banca d’Italia Pietro Rizza e Marzia Romanelli, era quello di valutare l’impatto delle politiche di bilancio intraprese tra il 1990 e il 2008 in termini di equità intergenerazionale. E l’impatto si può definire davvero devastante. La sintesi del report, che ha dunque studiato la ricchezza della popolazione nata dopo il 1970 utilizzando le norme in vigore in Italia nel 2008, è che la generazione dei quarantenni di oggi pagheranno, nella loro vita, il 50% delle tasse in più rispetto a quelle pagate da chi sia nato dopo il 1952. Per dare qualche cifra, l'attuale peso fiscale su un reddito medio annuale di 30-40 mila euro oggi è del 38% rispetto al 25% di venti anni fa. Nel calcolo, Polin e Pertile, hanno inserito anche altre voci come servizi, sanità, istruzione e pensioni sull'intero tempo delle aspettative di vita di chi è nato dal 1970 in poi. Sulle pensioni, ad esempio, tutti hanno subito la minore generosità del sistema con il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo. Questo è il maggiore elemento di disuguaglianza fra i quarantenni di oggi e i loro padri.  «Ci siamo resi conto – affermano Polin e Pertile – che esiste una significativa differenza tra un nato nel 1952 e il suo corrispondente nato 18 anni dopo. Per il primo l'aliquota implicita è pari al 17%, mentre sale al 26% per il nato nel 1970. Cioè, fatto 100 il reddito sul ciclo di vita, si tratta di un incremento del 50%». A determinare questa discriminazione è in gran parte il disegno delle riforme pensionistiche degli anni ’90 i cui effetti pieni sono stati scaricati solo sulle generazioni più giovani.  Come risultato di queste riforme l’Italia gode di una sostenibilità di lungo periodo della finanza pubblica paragonabile a quella di altri Paesi considerati molto più virtuosi, compresa la Germania. La distribuzione tra le diverse generazioni dei sacrifici necessari per questo risultato risulta però profondamente iniqua. I risultati della ricerca sono stati inizialmente pubblicati in italiano nel libro del Mulino (a cura di Schizzerotto, Trivellato e Sartor) "Le condizioni di vita dei giovani di ieri e di oggi: un confronto" uscito nel 2011. Nel 2012 gli autori hanno pubblicato una versione inglese dello studio con ulteriori approfondimenti ("Public finance consolidation and fairness across living generations: the case of Italy") nella collana di Working paper del dipartimento di Scienze Economiche dell'ateneo veronese.