apprendistato di alta formazione

Per la Regione "formazione accademica a fianco del sistema produttivo con una semplificazione molto forte". Ne abbiamo parlato con il Professor Mazzucco

Partiti ufficialmente i percorsi di alta formazione in apprendistato per il conseguimento di master universitari o accreditati dall’Associazione italiana per la formazione manageriale, Dottorati di ricerca e di Istruzione Tecnica Superiore. A renderne possibile l’attuazione un accordo sottoscritto tra Regione del Veneto, parti sociali, università venete e Ufficio scolastico regionale. Studenti, dottorandi e ricercatori dell’ateneo scaligero avranno dunque a loro disposizione una nuova possibilità per mettere a disposizione del mondo imprenditoriale le proprie competenze e conoscenze acquisite durante il percorso di studi. All’alba dell’ufficializzazione, arrivata lo scorso 31 luglio da Palazzo Balbi, abbiamo fatto il punto sull’apprendistato con il nostro Rettore.

Professor Mazzucco, ritiene che i contratti di apprendistato possano essere una soluzione contro le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro dei nostri migliori studenti, dottori di ricerca e ricercatori?

“Non vi è dubbio che il cosiddetto apprendistato sia uno strumento estremamente utile per consentire una interazione diretta tra il mondo della higher education e l’inserimento attivo dei giovani nelle attività di impresa: è tanto importante che  l’Università di Verona, dopo aver  stabilito da molti anni delle collaborazioni dirette con migliaia di imprese per inserimento di studenti in stages – la cui efficacia è stata ampiamente documentata –  si è dedicata, sotto la guida del delegato per l’orientamento al lavoro, il  professore Alessandro Lai, ad attività di inserimento formativo postlaurea di inserimento al lavoro, anche all’estero”.

 

Uno strumento di “reclutamento” efficace anche per gli studenti che hanno raggiunto il livello più alto della formazione universitaria, i dottori di ricerca?

“L’inserimento dei dottorandi nelle impresa è ottimo. Questo, naturalmente, a condizione che il dottorando sia guidato nella formazione alla ricerca, non nell’attività produttiva che è altra questione. Questi temi rappresentano parte degli obiettivi della costituzione di Univeneto, la prima struttura italiana di coordinamento regionale delle attività universitarie. Nulla da obiettare sul tema, quindi, fatto salvo l’auspicio che su questa iniziativa vengano rispettate le competenze e le autonomie dei singoli attori, che sono Imprese ed Università, evitando l’abituale errore di iperburocratizzare le attività e di affollarle di regole, vincoli e scadenze che da sempre risultano incompatibili con il successo di iniziative centralizzate e rischiano di vanificarle”.

 

L’accesso al mondo del lavoro attraverso il contratto di apprendistato è tra le priorità della Regione Veneto nel documento “Veneto 2020”, nato per dare nuovo slancio all’istruzione e alla formazione professionale. La Regione giocherà, quindi, un ruolo centrale nell’attuazione dei contratti di apprendistato. Qual è, a suo avviso, la strada migliore da percorrere per rendere efficaci i nuovi strumenti?

“Si lasci lavorare chi ne ha le capacità, anzi, si diano loro gli strumenti e le risorse e si riservino controlli e valutazioni sui risultati anziché sulle procedure. Non abbiamo dubbi che il nostro territorio sia in possesso di tutte le expertise e di tutto il potenziale per sviluppare al meglio la fisiologica osmosi università-impresa. Sottolineo ancora una volta che si tratta di uno degli obiettivi fondanti di Univeneto, di cui è parte Confindustria Veneto: si cerchi di valorizzarla al meglio”.