Ilaria Decimo e Felice Naalin

Impegnata nella ricerca sulle cellule staminale condotta all'ateneo veronese ha ricevuto il Premio Giulietta per la sua importante attività

Ilaria Decimo è una ricercatrice. Ilaria è sposata ed è una mamma. Ma soprattutto Ilaria è una donna. Ha coraggio da vendere ed è stata capace, insieme a suo marito Francesco Bifari di dare vita una ricerca che potrebbe cambiare il futuro della medicina. Il “Premio Giulietta alla donna alla carriera” è stato solo il frutto più naturale di un’umiltà fuori dal comune e di un lavoro incredibile e innovativo: una ricerca sulle cellule staminali e la loro capacità rigenerativa a livello del midollo spinale. Sotto il bellissimo balcone dell’amore veronese, accanto alla casa visitata ogni giorno da migliaia di persone, Ilaria è stata premiata per la sua forza di volontà e per la sua tenacia. Un riconoscimento a se stessa e a tutte le donne. Un premio che da 18 anni riconosce la forza di chi da anni porta all’attenzione di tutti la qualità del loro lavoro con impegno e passione.

Donna e ricerca. “Questo premio alla donna e alla carriera – ha raccontato Ilaria – mi ha fatto riflettere e mi ha fatto pensare anche al fatto che c’è una certa sensibilità per tutti quei giovani ricercatori che cercano di avere una carriera da portare avanti in mezzo a mille difficoltà. E questo premio è anche in rappresentanza di tutte le altre donne che fanno ricerca come me, soprattutto in un posto difficile come il nostro Paese. E permettetemi di dire che essere in Italia e fare ricerca è ancora più difficile”. Fare ricerca è un vero e proprio lavoro e Ilaria lo sa bene, con mille difficoltà ha visto ripagati i suoi sforzi. “Io sono all’inizio della mia carriera, ho cercato di fare del mio meglio e insieme con mio marito abbiamo sfruttato l’originalità italiana per scoprire cose nuove.  Ci siamo spostati, partendo da un’idea, verso un progetto che all’inizio non si sapeva se avrebbe avuto successo, ma noi ci abbiamo voluto provare lo stesso e questo è stato possibile farlo grazie all’Università”.

Il progetto. Tanti i presenti e le autorità, tanti i flash e le telecamere. Presente anche Guido Fumagalli, delegato del rettore alla Ricerca e coordinatore del progetto con protagonista Ilaria. Nei cui occhi si leggeva la commozione nel sentire la presentazione fatta dal suo Francesco e la gioia nell’abbracciare i suoi figli. Una ricerca che continua ad andare avanti, riconosciuta dalla prestigiosa rivista scientifica “Stem cells”. “Abbiamo iniziato a scoprire – ha spiegato Ilaria –  che esisteva una nuova popolazione di cellule staminali che potevano rigenerare neuroni a livello delle meningi, le membrane che ricoprono il cervello e il midollo spinale”. Queste cellule potenzialmente potrebbero diventare neuroni e riparare le lesioni a livello spinale. Un tentativo che però non riesce ad andare a buon fine. “Noi – prosegue – cerchiamo di studiare questo meccanismo con l’obiettivo di individuare dei farmaci che possano essere utili per aumentare l’azione potenzialmente rigenerativa di queste cellule”.