Cormac O'Grada

La disponibilità variabile di cibo e acqua nella storia europea, questo il tema del convegno presentato dalla Fondazione Giorgio Zanotto

Più ci si guarda intorno oggi e più è difficile pensare che un tempo anche in Europa si poteva morire di fame. Nell’epoca preindustriale la scarsità del cibo ha colpito senza distinzione le popolazioni, dalle isole britanniche fino all’Italia. E se ci si ferma un attimo a pensare al valore dell’acqua si rabbrividisce. Il fragile equilibrio della vita dipende dall’acqua. Dati e approfondimenti su questi temi hanno animato i relatori nelle due sessioni del convegno “Le conseguenze socio-economiche e demografiche della scarsità in età preindustriale”. A portare i saluti delle autorità all’apertura dei lavori sono stati Alessandro Lai, delegato all’orientamento al Lavoro dell'ateneo, Giovanni Tondini, coordinatore del dottorato di Storia economica e Maria Luisa Ferrari, docente della sezione di Storia economica e sociale che ha anche ringraziato la Fondazione Giorgio Zanotto per l’organizzazione.

Risorse alimentari. “La produzione di cibo interessa nell’immediato una popolazione, ma è anche responsabile della crescita economica secolare di quel Paese – ha esordito Cormac O’ Grada, docente della University College Dublin – Qualcosa non funzionava se nel 1750 francesi e inglesi assumevano le stesse calorie, nonostante i secondi fossero più alti, più longevi, più produttivi sul lavoro e più alfabetizzati”. Richard Hoyle, docente della University of Reading, ha poi aggiunto: “Le carestie possono colpire in modo diverso aree diverse di uno stesso Paese a seconda di fattori climatici e commerciali, colpire le fasce sociali più deboli, obbligare a diete inconsuete e alla consumazione di cibi insoliti”. “La carestia può dipendere più da fattori umani che ambientali – ha continuato Guido Alfani, docente dell’Università Bocconi di Milano – ne è prova la città di Genova, uno dei porti più fiorenti di fine 1500, che soffriva di carenze nella produzione pur eccellendo nella distribuzione”. Mario Rizzo, docente dell’Università di Pavia, ha evidenziato come le guerre del sedicesimo secolo in Italia abbiano assorbito le risorse e talvolta costretto al cannibalismo. A presiedere la sessione è stato Antonio di Vittorio, presidente della Società degli storici dell’economia.

L'importanza dell'acqua. “Oggi circa un miliardo di persone non ha accesso a fonti d’acqua pulite – ha spiegato Edoardo Demo, docente della facoltà di Economia – secondo il quarto Rapporto sull’acqua dell’Unesco nel 2050 la richiesta aumenterà del 19% per l’aumento demografico, proprio in quei Paesi in cui le risorse idriche già scarseggiano”. I cambiamenti climatici inoltre metteranno a rischio anche l’Europa meridionale, riducendo i flussi estivi di acqua fino all’80%. Mauro Pitteri, del dipartimento di Scienze economiche, ha evidenziato un altro problema, la gestione del bacino idrico dell’Adige: “La cattiva manutenzione degli argini e il monitoraggio in dotazione ad enti diversi non garantiscono un controllo efficace sul corso di questo fiume torrentizio, caratterizzato da piene impetuose”. In un senso o nell’altro, a partire dal proprio piccolo o nel contesto pubblico, maggiore responsabilità è d’obbligo.