Un momento dell'incontro

Al Polo Zanotto un convegno in cui si è discusso di volontariato e cooperazione per garantire istruzione e salute ai Paesi in via di sviluppo

Aprire le porte all’integrazione e abbattere i cancelli che impediscono uno sviluppo mondiale unitario. “Verona e il mondo”, al Polo Zanotto ha offerto soluzioni e prospettive per arginare le difficoltà del sud del mondo, dall’Africa all’America Latina. Università e associazioni umanitarie si sono incontrate nel nome della cooperazione. Un convegno, organizzato da Università e Comune di Verona, in collaborazione con Caritas, Centro Missionario Diocesano, Comboniani e Medici Senza Frontiere, che ha voluto raccontare le realtà e i progetti aperti verso le persone in difficoltà, con l’obiettivo di garantire per tutti istruzione e sanità. Molti i temi a confronto, tante altre le prospettive e significativi gli sviluppi, con la città scaligera che si fa portatrice di un messaggio concreto di aiuto e umanità verso chi ne ha veramente bisogno.


Cooperazione in rete. “L’idea – ha affermato Elda Baggio, organizzatrice dell’incontro e consigliera del Rettore per le Pari Opportunità – è quella di mettere insieme le molteplici realtà che a Verona operano nell’ambito della cooperazione allo sviluppo in particolare nell’ambito dell’istruzione e della salute. Il convegno ha il duplice obiettivo di portare all’attenzione della città una realtà molto diffusa e poco conosciuta creando una rete tra le molteplici istituzioni ed associazioni che si occupano di cooperazione presenti sul territorio”. Partendo dagli otto obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite si è voluto parlare non solo dei problemi ma soprattutto di soluzioni concrete e progetti nel nome della cooperazione. “Un cammino comune – ha detto Massimo Pallottino, volontario e cooperante della Caritas – in cui bisogna decidere insieme. Un percorso importante per la nostra società, troppo spesso affrontato con la superficialità degli stereotipi. Bisogna puntare su equità e inclusione”. In questo l’Università può avere un ruolo importante, farsi da tramite per diffondere questi messaggi e da ambasciatore per la nascita di progetti e modalità di aiuto: “il nostro ateneo dovrà prendere questo impegno e renderlo stabile – ha ricordato Donata Gottardi, docente della facoltà di Giurisprudenza – essere sede per diffondere educazione e salute. Bisogna riuscire a creare un luogo dove mettersi a disposizione per fare rete e diffondere competenze”.

I progetti. Tanti sono state le esperienze e i risultati fino ad ora raggiunti. I racconti di volontari e operatori si sono susseguiti presentando realtà nascoste e poco conosciute. Zone in cui l’aiuto esterno può portare ad un reale cambiamento ma solo calandosi all’interno del contesto, collaborando con la popolazione e dando la spinta giusta per muovere le cose. È il caso del “Progetto Burundi”, realizzato dal nostro ateneo in collaborazione con l’Università di Ngozi. Un’iniziativa di formazione di personale medico e paramedico e di cogestione di una struttura ospedaliera all’avanguardia e in continua crescita. Sono nate così tantissime forme di collaborazione, come quella “Più bambine a scuola”, in cui l’Università favorisce la scolarizzazione delle bambine in Burundi, garantendo il basilare diritto all’istruzione anche dei più piccoli. Infine il progetto della Caritas per eliminare il problema dei bambini soldato, i lavori in tutto il mondo di Medici Senza Frontiere, i progetti scolastici del Centro Missionario Diocesano per le ragazze in Mozambico, gli aiuti ad Haiti di Mlal. Un quadro ricco e in continuo sviluppo con Verona e l’ateneo punto nevralgico e tramite per un volontariato attivo che collabora con chi è in difficoltà.