Un momento dell'incontro

In occasione di Infinitamente, un viaggio spazio-temporale in un campo che in pochi anni ha vantato numerosi sviluppi. Con Andrea D’Andrea, Mario Fales e Paolo Matthiae

“È importante oggi parlare di archeologia – ha esordito Patrizia Basso, docente dell'ateneo scaligero – perché i media tendono a spettacolarizzarla”. È la critica che ha aperto l'incontro di Infinitamente di venerdì 16 marzo delle 15 intitolato “Antico digitale. Tempo e archeologia”. È una disciplina, l'archeologia, che alle origini si occupava solo della dimensione temporale, ma con il passare del tempo ha acquistato interesse anche verso lo spazio fino ad arrivare a domandarsi il contesto sociale e culturale del periodo d'origine del manufatto trovato. L'incontro di Infinitamente ha avuto lo scopo di far notare l'importanza e il fascino dello studio del passato, mostrando come l'archeologia si sia evoluta nel tempo, sia come approccio verso il reperto sia come tecnologie. All’incontro sono intervenuti Mario Falesdell’Università di Udine , Andrea D’Andrea dell’Università Orientale e Patrizia Basso dell’ateneo scaligero.

Il lavoro dell'archeologo. L'archeologia è una scienza iscritta nella modernità e il lavoro dell'archeologo non coinvolge solo le attuali tecniche scientifiche come il Carbonio 14 o la termoluminescenza, ma coinvolge anche il concetto di memoria. “Le immagini dei vari reperti che abbiamo proiettato – ha spiegato Mario Frederick Fales, docente dell'Università di Udine – mostrano una cosa in comune, la volontà da parte delle civiltà avanzate passate di lasciare tracce di sé che durino, si vuole essere ricordati in futuro”. Questo fa capire come la disciplina si sia evoluta da una concezione temporale ad un approccio spaziale, che permette di determinare il contesto culturale, sociologico, filosofico e antropologico di un determinato manufatto. Riguardo al lavoro dell'archeologo, l'incontro lascia una domanda aperta che fa riflettere: Come una persona così condizionata dall'oggi può rapportarsi in maniera concreta con il passato? Una possibile risposta arriva da Paolo Matthiae, archeologo: “Crediamo di aver perso ogni rapporto materiale con le civiltà precedenti a quelle dei Greci e dei Romani, ma rimane il rapporto mentale; la base della nostra formazione, ad esempio, è contenuto nell'Antico Testamento della Bibbia”. 

Le nuove tecnologie. La tecnologia ha dato un prezioso aiuto non solo alla professione dell'archeologo, ma anche alla possibilità di diffondere i risultati ottenuti dallo scienziato. Ne ha parlato Andrea D'Andrea, docente di Archeologia dell'Università di Napoli. D'Andrea ha mostrato la grande utilità di internet per un'archeologia virtuale, ambito di ricerca che si occupa della ricostruzione di monumenti e manufatti attraverso modelli tridimensionali, ipertesti e soluzioni multimediali. “Uno degli utilizzi fondamentali che questa tecnologia può offrire – ha spiegato il docente – è quello di ricostruire i luoghi oggi impossibili da visitare, come le grotte di Lascaux che a causa del turismo hanno subito un grande degrado”. Dopo un lungo viaggio attraverso scoperte e progresso siamo giunti ad avere, con l'archeologia virtuale, il tempo nelle nostre mani. Qual è il prossimo passo dell'archeologia? A rispondere a questa domanda è Basso che, parlando di Verona in particolare, illustra il progetto di creare un database aperto al pubblico per digitalizzare tutti i dati archeologici della città scaligera.