Agostino Contò

Abbiamo rivolto alcune domande al responsabile degli archivi della biblioteca Civica in occasione del convegno dedicato al poeta

Abbiamo rivolto alcune domande ad Agostino Contò, responsabile degli archivi della biblioteca Civica in occasione del convegno dedicato al poeta

Professor Contò, come si è preparato alla rassegna che La vede tra i suoi protagonisti?

Si è trattato di un progetto nato dalla reciproca collaborazione con il maestro Gianfranco De Bosio e con la professoressa Nadia Ebani, ordinario di Letteratura all’università di Verona. Tutti e tre entusiasti di dedicarci a Pascoli abbiamo messo insieme le nostre conoscenze, le esperienze passate, la voglia di fare tutto il possibile con quello di cui disponevamo da un punto di vista pratico: mi riferisco agli spazi, al calendario e, ahimè, al budget. Il risultato è un programma che, alla fine, ci ha soddisfatto. Pensavamo anche alla possibilità di accompagnare alle giornate pascoliane una mostra bibliografica, utilizzando le molte edizioni che abbiamo in Biblioteca, ma poi l'idea è sfumata, un po' per i tempi disponibili, un po' perché una mostra di sole edizioni a stampa sarebbe stata – siamo sinceri – poco accattivante per il pubblico.

 

Ci parli un po' delle letture itineranti alla Biblioteca Civica, che ha organizzato insieme a Gianfranco De Bosio.

Ci siamo detti: ma Pascoli, oltre che a scuola, viene ancora letto al giorno d’oggi? La gente si avvicina ancora alla sua poesia? E se la gente non si avvicina alla poesia, occorre far andare  la poesia alla gente: in Biblioteca Civica il pubblico è numeroso: arriviamo a contare finanche 2500 presenze ogni giorno. Partendo da questi presupposti, abbiamo progettato momenti di lettura, in cinque zone diverse tutte frequentate dal pubblico, dove realizzeremo letture di alcuni minuti. Due gruppi costituiti da cinque lettori – un gruppo di studenti del corso di recitazione dello IULM di Milano, l'altro di allievi del Piccolo Teatro di Milano – che si  muoveranno in spazi diversi, proponendo alcune poesie note, e altre meno, tratte dalle maggiori raccolte pascoliane. Ci auguriamo che i nostri utenti, distratti per alcuni minuti dalle letture e dallo studio, apprezzino l'iniziativa. Noi ci abbiamo creduto molto e penso, spero, che proprio questa sia la chiave per farla apprezzare anche a loro.

 

Nella sala Farinati della Biblioteca si terrà anche la proiezione di un film documentario sulla vita del poeta romagnolo, opera del regista Luigi Boneschi. Com'è avvenuta la scelta d'inserire anche questa proposta nel calendario degli incontri della rassegna?

Anche in occasione di altre iniziative organizzate insieme all’IIOP (l’Istituto internazionale per l’opera e la poesia), abbiamo cercato di proporre strumenti comunicativi vari, non solo la lettura, non solo lo studio critico, ma anche il mezzo filmico, quand’è disponibile, ovvio. In questo caso avevamo a disposizione un filmato eccellente e la possibilità di farlo commentare, dopo la visione, da chi è stato sindaco di Barga – uno dei luoghi squisitamente pascoliani – che è anche un raffinato studioso. “Quale migliore occasione’”, ci siamo detti.  

 

Lei  è, tra le altre cose, un poeta. Qual è il Suo rapporto con Giovanni Pascoli? E com'è mutato in relazione a questa manifestazione?

Se posso dire la verità, Pascoli non è uno dei poeti che ho amato: da ragazzo mi appassionava di più l'epica carducciana e rileggevo di continuo Foscolo e Leopardi. Da un punto di vista più maturo e disincantato, però, la vera modernità dell'uso della lingua sta tutta dalla parte di Pascoli, e a lui tocca il merito di aver lasciato una forte eredità che ha permeato l'intera tradizione del secondo Novecento italiano, comprese le esperienze delle avanguardie.

 

Come ha iniziato a scrivere poesia?

Molto presto, e con delle poesie, mio malgrado, antiquate. Non so come ho cominciato; credo che, da quando ho potuto leggere e scrivere, la poesia sia stata una delle evoluzioni naturali per me. Soprattutto da quando ho capito che l'esercizio della poesia era non solo questione di dire delle cose, trasmettere dei pensieri, ma era anche un lavoro preciso sulla lingua, sull'espressione.

 

Quali sono i poeti che sente più vicini?

Quelli che scrivono in maniera forte, significativa, che usano e sanno usare le possibilità della lingua. Amo la poesia dei primi secoli, e in particolare i poeti provenzali, e frequento i contemporanei; ho una predilezione per la poesia di Zanzotto, ad esempio, ma per molto tempo mi sono dedicato allo studio e realizzazione di testi di poesia sonora, dove viene privilegiato l'aspetto della vocalità, del valore fonico delle parole utilizzate: da questo punto di vista ho frequentato moltissimo i poeti futuristi e i dadaisti, ma anche tutti gli amici poeti sonori contemporanei.

 

Che peso ha la componente personale nella Sua poesia?

La poesia, anche indirettamente e a volte per tracce che è difficile individuare, racconta il suo autore, esce dalla sua penna per trovare una propria vita autonoma ma resta legata anche alle vicende e ai fantasmi autoriali. Ciò non significa, com’è naturale, che per capire un testo poetico sia necessario conoscere le vicende biografiche occorse al suo autore, ma in modo molto più semplice, vuol dire che la sorgente esiste e "marca" il rivolo che ne esce. Poi il fiume va e si sceglie un alveo in modo autonomo.