SCaRT Videoarte come immagine, corpo, sonorità

Incontri sul tema della Videoarte; giovedì 12 maggio appuntamento con "Matthew Barney: un viaggio enciclopedico attraverso le metafore" relatore Guido Bartorelli

L'impulso creativo della Videoarte. La disciplina artistica di maggiore attualità nel panorama dei linguaggi espressivi contemporanei è protagonista assoluta in un ciclo di incontri ideato e promosso dalla Galleria dello Scudo di Verona e patrocinato, tra gli altri, dal dipartimento di Tempo Spazio Immagine Società dell'ateneo di Verona. Cinque appuntamenti con la Videoarte, racchiusi sotto il titolo di SCaRT e curati da Annamaria Sandonà, in calendario sino a venerdì 27 maggio nella Sala Convegni Unicredit di via Garibaldi 2.

"La versione" di Barney. Giovedì 12 maggio alle 17.30 Guido Bartorelli, docente di Storia dell’Arte Contemporanea dell'Università degli Studi di Padova presenterà: "Matthew Barney: un viaggio enciclopedico attraverso le metafore". Matthew Barney è artista, regista e scultore nato nel 1967 a San Francisco, interprete di una ricerca che spazia dagli interventi multimediali alle installazioni, dalla scultura alla fotografia, al disegno. Con il ciclo Cremaster ha ottenuto nel 1993 il Premio Europa 2000 alla XLV Biennale di Venezia e nel 1996 l’Hugo Boss Prize indetto dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York.

Videoarte in pillole. Nata dall’interazione con le innovazioni tecnologiche del secondo dopoguerra, la Videoarte stimola innanzitutto la riflessione sui rapporti tra impulso creativo e procedimento tecnico, già posti in evidenza nel 1936 da Walter Benjamin nel saggio fondamentale "L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica", in cui lo studioso tedesco affrontava le questioni legate all’unicità dell’opera, in apparente contrasto con la possibilità di riprodurla in più esemplari tramite la fotografia o il filmato. La Videoarte ottiene la consacrazione ufficiale nel 1968 in occasione della mostra The Machine as Seen at the End of the Mechanical Age organizzata da Pontus Hulten al MoMA di New York, cui si affianca, nello stesso anno, il progetto Cybernetic Serendipity realizzato all'Institute of Contemporary Arts di Londra da Jasia Reichardt con l’ausilio di esperti in ambito tecnologico e musicale. Oggi, tra i suoi principali esponenti in ambito internazionale, si annoverano Marina Abramović, Matthew Barney, Marie-Jo Lafontaine, Mariko Mori, Bruce Nauman, Shirin Neshat, Tony Oursler, Nam June Paik, Pipilotti Rist, Bill Viola, Wolf Vostell e, tra gli italiani, Vanessa Beecroft, Grazia Toderi, Francesco Vezzoli.

Allegati