Alessandro Mazzucco

Editoriale del rettore

L’Università di Verona trova un riconoscimento d’eccellenza per la qualità della ricerca nel report 2010 dello Scimago Research Group, uno dei più prestigiosi sistemi di misurazione e valutazione degli Atenei che si dedicano in modo esclusivo alla misurazione e all'impatto internazionale dei prodotti della ricerca scientifica. 

Scimago annualmente pubblica il suo Report of the Institutions Rankings, usando come database il motore "open access" Scopus. Nel report 2010 che ha coinvolto 2833 istituzioni internazionali Verona compare con un indice d'impatto pari a 1.52 rispetto ad un valore medio d'impatto mondiale  eguale ad 1.  L’Università scaligera pertanto per questo parametro si colloca come la prima università statale della classifica e si posiziona al terzo posto assoluto in Italia dopo il San Raffaele di Milano e la Scuola Superiore S. Anna di Pisa.

Ma non è solo Verona ad avere un’immagine positiva in base al parametro utilizzato dalla Scimago Research Group. E’ lo stesso sistema Italia a ricevere infatti un riconoscimento in termini di qualità della ricerca. Il nostro Paese infatti si colloca all’ottavo posto alle spalle di Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna, Giappone, Germania, Francia e Canada. Alle spalle dell’Italia nazioni importanti come Spagna, Australia, India e Russia.

Un risultato, quello di Scimago Research Group che testimonia l’attenzione che l’Università di Verona rivolge al tema della ricerca. Nel 2010 le risorse complessive che l’ateneo scaligero ha destinato alla ricerca scientifica ammontano a 13.328.127,37 euro. Nel Catalogo della Ricerca di Ateneo, creato nel 2007, sono ad oggi presenti 54.874 prodotti (pubblicazioni scientifiche, articoli, monografie, rapporti di ricerca, recensioni, brevetti). Per quanto riguarda il finanziamento per progetti di ricerca di interesse del territorio e dallo stesso cofinanziato (Joint Projects 2010), il costo totale dei progetti è stato pari a € 1.965.794,60 Euro. Le imprese e gli enti partner si sono impegnati con 1.119.903,60 euro, mentre i Dipartimenti e Centri di Ricerca dell’Università di Verona hanno destinato risorse per  445.891,00 Euro. Le risorse che l’Ateneo ha sostenuto per l’anno 2010 hanno raggiunto un importo complessivo di 400 mila euro.

“Il dato, senza dubbio positivo perché proveniente da misurazioni costruite da osservatori indipendenti sulla base di indicatori oggettivi, stride con i criteri sui quali è stato deciso anche per il 2010 il finanziamento delle Università italiane – commenta il rettore Alessandro Mazzucco -. Ancora una volta siamo costretti a constatare i limiti di questi  parametri con i quali anche quest’anno  il Miur ha ripartito lo stanziamento del Fondo ordinario,  riassegnando il 10% dello storico su base premiale, calcolata  in ragione di 9 indicatori – 5 per la didattica e 4 per la attività scientifica – scelti per valutare la performance degli Atenei. Le quote sono state subite  “obtorto collo” dalla nostra e da tutte le Università , come una sorta di sacrificio obbligato, nella piena consapevolezza che gli indicatori scelti per questa suddivisione sono ben lontani dall’ essere oggettivi e che la loro scelta penalizza le aree umanistiche e mediche, privilegiando di conseguenza i politecnici. E Verona, come è ben noto, ha una grande tradizione nella ricerca medica. Per di più, va rilevato che nella valutazione delle attività scientifiche sono stati presi in considerazione prevalentemente i progetti di ricerca, non i risultati aggiornati  della ricerca, che sono invece l’unico parametro oggettivo delle attività realmente concluse, utilizzato invece da SCImago. Di conseguenza, se da un lato si è ritenuto che in un periodo di crisi e di tagli pesanti fosse doveroso accettare la distribuzione, malgrado essa non soddisfi  nessuno, per altro verso non è in alcun modo possibile attribuire alla ripartizione il valore di una classifica di merito che avrebbe un qualche valore solo se fosse stilata sulla base di dati effettivi e confrontabili. E' auspicabile che la futura agenzia di valutazione ministeriale, l’Anvur dia più valore a parametri di risultato piuttosto che valorizzare pesantemente i soli progetti”. Altrettanto auspicabile, poi, è che l’opinione pubblica nazionale colga dai dati complessivi di SCImago l’informazione che la screditata produzione scientifica italiana, misurata su criteri di qualità, si colloca nel suo complesso  al 7° posto,  nelle primissime  posizioni a livello internazionale”.